Iniziativa di Modena nella palude della Ricerca nel nostro Paese

La condizione generalizzata in cui la ricerca nazionale langue trae terreno fecondo soltanto dalle iniziative promosse dalla ricerca industriale che, ovviamente, ha obiettivi ben precisi e delimitati, anche per limiti delle proprie risorse economiche

di Alberto Zei

I sottoboschi della Pubblica Amministrazione – Basta guardarsi intorno per rendersi conto come siano divenute “stranamente” oggetto di abbandono le iniziative pressoché completate della Pubblica Amministrazione ancor prima che queste raggiungano i propri obiettivi. Ospedali, autostrade, ponti, porti, edifici e così via per individuare nella ricerca ciò che più interessa a non turbare gli equilibri consolidati ormai imperanti in Italia. Quando infatti, non si può formalmente distruggere ciò che si frappone agli interessi di lobby, ecco che allora per ragioni di furbizia politica subentra l’abbandono, o, in caso di perseveranza addirittura il boicottaggio, da parte degli stessi boiardi di Stato che detengono tenacemente i posti di comando, soprattutto all’interno delle stabili strutture ministeriali.
I politici passano ma i boiardi restano e i politici senza quest’ultimi non possono stabilire accordi.

Deprimente e infatti, l’impostazione della ricerca pubblica che per 1000 versi è ormai risaputo di quali lacune da una parte è contornata e di quali intrecci dall’altra sia imbrigliata, per volontà politica dei nostri governanti. E’ ben risaputo infatti che, a ridosso delle elezioni, ogni Governo si agita in un continuo fare e disfare, soltanto per dare l’impressione di voler fare “qualcosa”. Il tutto ricorda la “ammuina” di borbonica memoria. Tutte le buone intenzioni lasciano sempre il tempo che trovano quando non si consegue alcun risultato di un progresso conoscitivo, di base o applicato, tangibile.
Il risultato che finora è sempre stato raggiunto è quello del non fare. Lasciando, infatti, le cose come sono, cioè nell’ immobilismo puro, corrisponde per i politici del momento al massimo dei consensi da parte della struttura che conta, ossia, di quella estesissima rete integrata nel sotto bosco politico industriale e finanziario che, di fatto, governa l’Italia.

Lo scopo non difetta – Vi sono poi anche altre iniziative private di ricerca che fondano la loro stessa esistenza sulle richieste di sovvenzioni pubbliche o private, improntate sulla maggiore propensione sociale ad erogare, ad esempio per la salute, fondi di vario genere.
Il fatto è che questo caso riguarda soprattutto le Fondazioni benefiche, mega strutturate nella loro parte amministrativa (improduttiva) che mediamente assorbe dall’80 al 90% delle loro entrate, per dedicare poi (con qualche lodevole eccezione), dal 10 al 20% residuo alla ricerca vera e propria. Quando si tratta di piccole operazioni il valore assoluto del capitale in gioco è poco significativo. Di maggiore consistenza, invece, è il flusso di denaro devoluto soprattutto dallo Stato ma non solo, a queste associazioni di ricerca privata. Si tratta di enti per lo più dotati di sedi ridotte e decentrate che, quasi per definizione, non possono ottenere risultati che vadano un po’ più al di là della punta del loro naso per la stessa inadeguatezza dei mezzi e delle risorse umane dedicate.

Il Paese può attendere – Molto diversi sono i problemi della ricerca pubblica a cui le sovvenzioni necessarie per ottenere risultati utili, sono indispensabili. Si tratta, per lo più, di Enti che impegnano risorse umane di eccellente valore, ma ostacolati dalla carenza dei fondi necessari per continuare l’attività di ricerca, soprattutto, quando, si tratta della dirittura di arrivo di successi clamorosi a beneficio della comunità Nazionale.
L’esempio più eclatante è quello che qui interessa: riguarda il caso del Ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) con sede a Frascati, nelle vicinanze di Roma, Dott. Francesco Celani. Il caso è veramente emblematico dell’assurdo logico in cui la Pubblica Amministrazione affronta il problema delle sovvenzioni. Tutto avviene come se tenesse conto del contrario di ciò che ai Cittadini serve e conviene.
Come molti ricorderanno, il caso Celani è quello di un ricercatore INFN impegnato sul filone di nuove fonti di energia, particolarmente difficile nonché utile. Avrebbe individuato, in concomitanza temporale e con procedure sperimentali parallele/similari ad un grosso gruppo di Ricerca situato in Giappone, molti degli elementi-chiave atti a produrre un eccesso energetico attraverso metodologie operative note con l’acronimo LENR (Low Energy Nuclear Reactions). Ovviamente il lavoro non è terminato poiché i parametri in gioco non sono stati tutti individuati, quindi la riproducibilità dei risultati non è, al momento, soddisfacente.
Gli esperimenti di tale tipo e soprattutto l’approccio innovativo di condurre le ricerche, noto con l’acronimo LOS (Live Open Science), sono stati però, di tale rilevanza che, nel 2014 e 2015, il piccolo gruppo di lavoro Internazionale che ha sviluppato la metodologia LOS, con Celani in primis, è stato candidato al Premio Nobel per la Pace.

Nessun profeta in patria
Desterebbe quasi sdegno l’ipotesi che proprio all’interno della struttura in cui avvengono prestigiose innovazioni da parte dei concittadini, gli errori del passato continuino nel nostro Paese come per un retaggio storico. L’ intento della proposta della candidatura di Celani superava la valenza tecnica dell’opera fino allora compiuta, ovviamente in itinere, per andare “oltre”. Infatti la designazione di Celani, con gli altri due Colleghi (uno Francese, l’altro Inglese) prevedeva il conferimento del Premio Nobel per la Pace per aver stimolato/conseguito con i loro studi e metodologie un nobile beneficio per l’intera umanità. Ragion per cui la Norvegia conferisce non a Stoccolma ma proprio a Oslo, nella sua capitale, questo massimo riconoscimento proprio a chi contribuisce con un impegno, instancabile e continuo, a promuovere e consolidare la Pace del nostro travagliato pianeta.
Con l’auspicata realizzazione di sorgenti energetiche a basso costo di esercizio e ridotte problematiche ambientali, la pace del mondo sarebbe stata indotta dalla cessazione degli specifici conflitti (dal 1914) per accaparrarsi i siti in cui erano presenti i combustibili fossili, distribuiti sulla Terra in maniera non omogenea. Questo sarebbe stato il concetto rappresentativo del Premio.

Senonché – C’è sempre un senonché all’ultimo momento, sia le pressioni interne delle lobby contro-interessate nei confronti di una scoperta di tal genere, ben comprese quelle di casa nostra, nel 2014, hanno vanificato per ragioni politiche la preferenza sulla selezione ultima delle tematiche e dei candidati “finalisti”. La scelta, come è ben noto, è caduta su una Candidata del Pakistan ed uno dell’India per tematiche legate all’educazione primaria, e sua effettiva fruibilità, nelle scuole dei suddetti Paesi.
La candidatura di Celani e Colleghi non è stata però dimenticata ad Oslo nell’anno successivo. Si è ripresentata per loro ancora una volta l’occasione perduta e imputata, a quanto si è potuto apprendere, alla mancanza all’ultimo momento di sufficiente documentazione, anche teorica, delle scoperte sperimentali fino ad allora effettuate.
Infatti il gruppo di lavoro afferente al LOS, e non solo loro, ha fatto progressi nel campo delle LENR principalmente in base all’approccio/motto di Galileo Galilei del “provando e ripovando”. Quindi con limitate basi teoriche ma lavoro basato principalmente su intuizioni ed osservazioni sperimentali.

Come il coniglietto nero – La condizione delle lobby antagoniste che avversavano il riconoscimento del premio a tale Ricercatore, divenuto un emblema, non è certo per antipatia personale, ma per il pericolo che avrebbe rappresentato una scoperta di tal genere se avesse messo in discussione la necessità di acquistare, nei geomercati, la consueta quantità di combustibili fossili che caratterizzano i super guadagni delle attuali forniture.
Dopo la prima esclusione del gruppo di Celani, con la seconda candidatura al Nobel, tutto sembrava più difficile per contrapporsi, con motivazioni razionali, al conferimento dell’ambito premio al nostro Ricercatore. Ma ecco come il coniglietto, questa volta nero, che esce fuori improvvisamente dal cappello a cilindro del prestigiatore, così all’interno dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare il rimedio è trovato.
Infatti, dopo la nuova candidatura di Celani, formalizzata alla fine di Gennaio 2015, ecco che su disposizione del Direttore dei Laboratori dell’Istituto, nel febbraio seguente, viene prelevata e distrutta, l’intera documentazione scientifica di Celani relativa a tutti i suoi studi sulle LENR, risalenti addirittura al 1989.
A poco è servito successivamente il tentativo di un affannoso e immane lavoro di “ricomporre” in tempo utile la documentazione distrutta per dimostrare, dopo la seconda candidatura per il Premio Nobel, il merito. Così, anche questa seconda occasione salta. In quello stesso anno la preferenza viene attribuita al Quartetto tunisino delle Associazioni per il dialogo politico democratico della cosiddetta “Primavera Araba”.
Così che, dopo avere allungato senza la documentazione distrutta, i tempi di conclusione della scoperta scientifica di cui ancora si occupa Celani, quanto l’affinamento dei risultati ottenuti, egli rimane senza fondi di laboratorio, isolato nella sua attività all’interno del INFN, in guerra fredda, si fa per dire, con i Vertici dell’Istituto. Questi hanno infatti aspettato il giorno del suo fine servizio per limiti di età nel Settembre di quest’anno, per interrompere l’attività di ricerca e dare il buon servito al Ricercatore, opponendosi in tutti i modi affinché lui possa completare la sua opera quasi conclusa.

Voci nel deserto – A nulla è valso in nutrito numero di interrogazioni parlamentari al Ministero della Ricerca, iniziate nel 2013, nel tentativo di mettere il Dott. Celani (e suoi collaboratori) in condizione di poter completare la sua opera d’ingegno per trasformarla in una realizzazione industriale che, come detto prima, avrebbe costituito una nuova pietra miliare dell’energia a basso costo, anche per utilizzi di tipo individuale/familiare.
Nessuna motivazione, nessuna giustificazione e nessuna risposta da parte degli organi politicamente incaricati e amministrativamente competenti a prendere delle decisioni favorevoli, non già agli interessi diretti del dottor Celani, ma alle ricadute economiche e industriali a beneficio del nostro Paese e della leadership in campo energetico che la ricerca pubblica italiana avrebbe rappresentato per il bacino d’utenza.
“Tutto va bene, Madama la Marchesa!” Questo infatti, confermerebbe che anche la nuova guida politica della vecchia struttura ministeriale si è già evidentemente adagiata sul consueto lasciar correre, accettando in tal modo il prezzo dei nuovi equilibri amministrativi, occorrenti ai nuovi arrivati, per le necessità di governo.

Modena come simbolo – La questione della distruzione della documentazione scientifica del Dott. Celani, candidato per la seconda volta al premio Nobel, è ormai abbastanza nota anche all’estero; è pertanto lecito pensare che ogni partito presente in Parlamento ne sia a conoscenza. Tuttavia, soltanto una delegazione della Lega Nord, su input dello stesso Salvini, ha preso l’iniziativa di andare a verificare sul luogo ciò che realmente è avvenuto.
La scelta di Salvini improntata sul proponimento politico del “dire per fare”, è ricaduta sul dinamico Segretario Politico di Modena, Filippo Panini, unitamente ad altri due membri “tecnici” di questo gruppo di lavoro: Francesco Malagoli e Paolo Varini. Tale gruppo segue gli studi sulle LENR, notoriamente molto complessi, dal 2007.
I tre delegati, senza soverchi indugi, si sono recati appositamente a Frascati, incontrando i responsabili dell’ INFN e constatando di persona, tra l’altro, che i fatti si erano effettivamente svolti così com’erano stati riferiti. Il seguito si saprà nelle prossime settimane.
A completamento del congegnato boicottaggio subito da Celani all’interno dello stesso Istituto, l’obiettivo che la lobby si proponeva è stato raggiunto ancora una volta, con la “liberatoria” per collocazione in quiescenza dello scomodo Scienziato e dell’ “incompiuta” del suo stesso lavoro. A male pena, e grazie soprattutto all’intervento della Lega, è riuscito ad ottenere il permesso di poter continuare a lavorare sugli esperimenti, ovviamente a proprie spese (cioè “gratis”), per altri 6 mesi.

Il bandolo della matassa – A questo punto, appare del tutto superfluo auspicare ciò che con un minimo di buon senso ogni cittadino ritiene che debba esser fatto, affinché lo stesso Celani per il suo insostituibile bagaglio di esperienza e conoscenza sulle LENR sia lui e non altri sostituti più o meno “addomesticati”, si passi il termine, a fare ciò che mai porterebbero a buon fine, nello stesso od in altri Laboratori.
Dopo aver preso cognizione di quanto avviene all’interno delle strutture dei nostri Enti pubblici più prestigiosi, altrettanto importante sarà ricercare ora il bandolo della matassa di questo emblematico caso nazionale. Ciò sarà possibile attraverso una nuova volontà politica nell’interesse della verità, della legge, e dei risultati, di sapere per quale motivo la denuncia a suo tempo presentata da Celani per la distruzione della documentazione scientifica da lui stesso prodotta, non stia facendo il suo corso, come sarebbe corretto attendersi.

L’altro quesito, che attraverso un’inchiesta parlamentare potrebbe dare una salutare risposta nell’interesse del nostro Paese, è quello di individuare il grande burattinaio di casa, che nell’interesse delle lobby Internazionali, muove i fili del carosello amministrativo, politico e finanziario delle sovvenzioni alla ricerca pubblica in Italia.

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