Russia: tra ripresa economica e sanzioni EU

Per la Russia il 2017 si chiude con un’inflazione insolitamente bassa. Dopo diversi anni di recessione
e una ripresa lenta, l’industria russa ha ripreso la produzione superando le attese.

di Luciano Mastrandrea

Se l’occidente ha esteso e prolungato le sanzioni contro Mosca, ciò non è stato un colpo mortale per l’economia russa, anzi ne è sortito un effetto contrario. Per la prima volta nella storia della Russia, la deflazione ha superato l’inflazione per ben due volte Ad agosto 2017 i beni e i servizi sono diminuiti dello 0,5% , a settembre, dello 0,1%. Ciò significa che le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocare questi a prezzi inferiori In tutte le regioni della Russa l’inflazione e’ scesa sotto il 4%, solo nella regione della Yakutia c’e’ stato un -4,9%, la crescita dei prezzi più bassi e’ stata registrata nella regione dI Penza, -1%.

I prezzi alimentari sono aumentati dell 0,2% e i prodotti non alimentari dello 0,9%, ciò significa che
la struttura dell’inflazione e’ cambiata in modo significativo e l’aumento dei prezzi non ha avuto un
contraccolpo pesante per il 30% dei russi, anche se non si tratta della maggioranza della
popolazione, ma e’ sempre un segnale positivo.

Anche per l’industria il 2017 e’ stato super, un vero record per i prodotti russi: l’incremento della
produzione si e’ moltiplicato per due; negli ultimi due anni l’industria era rimasta ferma, alla fine di
questo anno la produzione industriale ha raggiunto l’1,2%, il doppio del 2016.
Il 28 giugno 2017 la UE ha rinnovato le sanzioni economiche che rimarranno in vigore fino al 31
gennaio 2018, mentre ad agosto 2107 il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un
”pacchetto” di sanzioni che quasi sicuramente saranno operative ad inizio 2018.
Le sanzioni europee prevedono il divieto di ingresso di un certo numero di funzionari e imprenditori
russi insieme a misure restrittive per progetti commerciali internazionali. Ciò vale anche per il
settore bancario, viene negata la collaborazione con la Banca Commerciale Nazionale Russa e
Tempbank. La parte ”comica”, si fa’ per dire, e’ che molti esponenti politici europei criticano questa
decisione e molti si recano a Mosca per discutere di come toglierla. Questa storia delle sanzioni
iniziarono a luglio del 2014 in risposta alla crisi Ucraina.

Stando alle dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin le sanzioni hanno colpito l’economia
russa non tanto quanto il calo del prezzo del petrolio. La crescita dell’economia in Russia e’ dovuto
quindi al rialzo del prezzo dell’energia di cui la Russia ne è ricca e dei suoi vincoli esterni.
Per il 2018 Nikolai Kashcheev, direttore della ricerca e analisi di Promsvyazbank, ha spiegato che con
alcune riforme l’economia e l’industria russa con tutta probabilità raggiungera’ il 4-4,5% di crescita
annuale entro il 2019. Sarà un buon obiettivo dopo questi anni all’insegna delle sanzioni e della
recessione.

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