Il turismo malato. Curarlo per rilanciarlo, ma investimenti al “ lumicino”

Il turismo malato . Curarlo per rilanciarlo, ma investimenti al “lumicino”.

di Roberto Casalena

L’Italia potrebbe essere prima al mondo per il turismo, per arte, borghi e mare. Ma così non è. Perché? Intanto perché non ci sono investimenti adeguati ed inoltre perché non lo si promuove accuratamente con campagne pubblicitarie mirate, anche a livello internazionale. Inoltre, perché questo è il Paese degli scioperi incontrollati, per cui il turista rischia di trovarsi senza mezzi pubblici e taxi, con musei chiusi, e spiagge regno di stabilimenti balneari fatiscenti, soprattutto nel centro-sud, mentre le spiagge libere sono inesistenti. Per esempio, in Australia, un continente civile, non esiste uno stabilimento balneare, ma solo spiagge libere. La natura innanzitutto.

I vigili urbani non ci sono, come neanche le auto in doppia fila, strade perfettamente asfaltate, città pulite. I parcheggi sono a pagamento, ognuno con la sua colonnina, e quando scatta l’ora di fine biglietto suona l’allarme alla polizia, ed in brevissimo tempo giunge un carro attrezzi che si porta via la vettura.

Dunque, un australiano che viene in Italia e trova strade sporche, traffico in tilt, mezzi pubblici fatiscenti e sempre fuori orario, scioperi di ogni genere, ecc. pensate che riferisca agli amici che sia un Paese da dover visitare? Certo che no. Dunque se non si decide di ripulire le città,di togliere i troppi permessi agli stabilimenti balneari, di ridurre gli scioperi, di ristrutturare i borghi,di rendere i musei più appetibili,il turismo italiano è destinato a rimanere al palo.

Per ora una grande mano l’ha data Papa Francesco. Ma poi? I turisti tenderanno a decrescere mentre il debito pubblico continuerà la sua corsa. Gli unici Turisti, non paganti continueranno ad essere i profughi nullafacenti.

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