Immobili Bankitalia. Fatta la legge, trovato l’inganno

Immobiliare Bankitalia. Fatta la legge trovato l’inganno. Ecco come.

di Roberto Casalena

Una normativa della BCE stabilisce che le banche centrali europee non possano più possedere beni immobili, esclusi quelli usati per i loro uffici.
Così, alla chetichella, Bankitalia nel 2014 ha ceduto i suoi immobili, in prevalenza nel centro-sud, di cui 187 di pregio, solo a Roma,alla Sidief Spa, interamente partecipata, che ha nel suo “ ventre” 9.000 immobili. Però, gli alloggi trasferiti alla Sidief dovranno seguire guarda caso, le modalità disciplinate da uno specifico regolamento di Bankitalia.

Ne deriva che gli immobili possono essere assegnati esclusivamente al personale in servizio o in quiescenza, e solo a seguito di una gara, gestita, naturalmente, da Bankitalia, con criteri e garanzie proprie del procedimento amministrativo, ai sensi della legge L.241/90 e successive modifiche ed integrazioni.

La partecipazione alla gara è riservata ai dipendenti e pensionati che non siano proprietari di unità immobiliari ad uso abitativo ubicate nel comune nel quale ritrovano gli alloggi offerti o nei comuni confinanti.

Nella definizione dei canoni di locazione da applicare , la banca centrale ha assunto quale criterio economico oggettivo quello definito negli accordi territoriali conclusi a livello locale delle organizzazioni sindacali rappresentative dei proprietari degli inquilini.
Peccato, però, che i patti territoriali siano applicati al livello minimo,su palazzi di pregio, nelle zone più belle di Roma, ed in altre città, mentre le tabelle pubblicate si riferiscono solo a quegli immobili affittati a terzi e non a quelli “ scontati” per i dipendenti.
Nel 2004-2005, Bankitalia ha aumentato i canoni, che erano a livello ridicolo,e poi ha iniziato , solo attraverso terzi , ad applicare un canone più vicino al mercato. Così i Vip pagano un affitto pari a circa la metà del valore di mercato. Poi, tra i terzi ci sono anche i figli dei Vip della banca,considerati, appunto, solo come terzi. Per cui sono iniziate pratiche di sfratto , anche se a scoppio ritardato, dopo un decennio,per chi non si fosse adeguato ai nuovi canoni , più che salati.

Conclusione. Nessuno se ne è andato, e tutti hanno continuato a pagare il dovuto precedente, cioè secondo il vecchio canone di affitto.
Gli sfratti dunque, sono passati in mano alla Sidief, che ogni 6 mesi,invia una nuova richiesta , con tanto di missiva, per non perdere il diritto . E nulla cambia.

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