Fondazioni e comité stravolgono le regole del mercato dell’arte. Ecco perché

Fondazioni e comité stravolgono le regole del mercato dell’arte. Ecco perché. Cosa si cela, dunque, dietro il labirinto delle fondazioni preposte alla convalida degli artisti che ne fanno parte?

di Roberto Casalena

Certamente non dovrebbero rappresentare il dogma della certezza, anche perché di esperti validi, al di fuori delle fondazioni, ne esistono, eccome.
E allora? C’è odore di bruciato. Infatti, il comune mortale che ritiene di possedere un’opera, firmata o non, di un artista del 1900 , se vuole provare a venderla deve rivolgersi alla fondazione preposta per l’autenticazione . Il che significa che un pugno di esperti possano dettar legge, facendo il bello e cattivo tempo. Tradotto alla romana, una “sola”.

Ecco perché:
Le case d’asta, senza il placet delle fondazioni non vendono l’opera;

I giudizi espressi da altri esperti, in un libero mercato, sembra non abbiano valore. Perché?
Perché le Fondazioni vogliono tenere sotto controllo il mercato, a loro piacimento, naturalmente con il consenso delle case d’asta. Il che significa che un’opera bocciata da una fondazione non ha un valore di mercato. Falso. Infatti per le opere di autori che non hanno dietro alle spalle una fondazione, come gli artisti ante 900, sono gli esperti che attribuiscono un’opera ad un pittore o scultore, e ne indicano anche il valore. Prova ne sia un dipinto di Leonardo venduto a New York alla cifra record di 450 milioni di dollari. Il che dimostra che gli esperti di mercato contano, eccome.

Il gioco delle parti qual’è?

Le fondazioni, in generale, bocciano l’opera a loro sottoposta, anche se autentica , poi in collegamento con gallerie e case d’asta sarebbero disponibili a farla acquistare da un terzo, se dovesse essere posta in vendita, naturalmente a prezzi stralciati, per poi, magari, approvarla dopo. Un mercato milionario.
Come difendersi dal verdetto negativo delle fondazioni? Non sottoponendo l’opera al loro giudizio, e farla stimare da esperti esterni, e poi cercare di venderla privatamente , od anche attraverso le pochissime case d’ asta disponibili a bay passare le fondazioni, che, è bene ricordare, incassano il 4% sul valore del venduto nelle aste degli autori che sono da loro schedati.

La soluzione migliore per valutare un’opera, resta comunque di sottoporla all’Unione Europea Esperti D’arte , riconosciuta dal governo italiano ( anche se comporta dei costi), e con la cui certificazione è possibile vendere l’opera attraverso le case d’asta. L’ente, prima del rilascio dell’attestato di autenticità effettua tutte le analisi scientifiche dell’opera e poi riunisce il Comitato di esperti per la valutazione finale. L’Unione copre tutto il territorio nazionale ed ha uffici di rappresentanza sia in Europa che negli Usa.

E’ bene ricordare, comunque, che la legge inerente le fondazioni risale al 1939 e non è stata mai aggiornata. La normativa prevede che un famigliare dell’artista defunto possa costituirne la fondazione e possa esprimere l’autenticità delle opere esaminate fino ai 70 anni dal decesso dell’artista stesso.
In verità le fondazioni dovrebbero occuparsi di altro, e cioè promuovere l’operato dell’artista defunto, con convegni , mostre, ecc. Infatti negli Usa così è. Le fondazioni non possono mai autenticare l’opera dell’artista,ed il ruolo spetta solo ad esperti esterni, cioè al mercato. E negli Usa ci sono 2.000 fondazioni.

E da noi? Fondazioni e case d’asta a braccetto stravolgono il mercato.

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