Lo stress e la gestione delle emozioni, nelle situazioni multiproblematiche

Stress e pazzia, ma ci sono pazzi e pazzi. Coloro in cui il cervello in tilt non funziona più, e quelli che diventano, strada facendo esauriti per stress.
E cos’è lo stress, e da cosa deriva?

di Roberto Casalena

Accade quando corpo e cervello ( cioè pensiero) non sopportano più il correre convulso del divenire della vita.
Poi, certo, ora ci sono in soccorso farmaci di nuova generazione, soprattutto per gli “strappi” della vita, che riducono il livello dei neurotrasmettitori , per cui necessita rinvigorirli, ricrearli, altrimenti c’è il serio rischio che si cada nella depressione.
Se uno “strappo”, o più “strappi” accadono con una famiglia alle spalle, forse se ne può uscirne fuori, anche se con qualche acciacco.
Ma chi subisce una “rottura” violenta ( per esempio ci si è lasciati con il coniuge o convivente) , il mondo rischia di precipitare all’improvviso , per essere inghiottito in un buco nero da cui non se ne esce più.

In questi casi sarebbe necessario ricorrere immediatamente da uno psichiatra, per supportare il malcapitato con farmaci che possano ridonare la tranquillità, se non altri , necessari a rinforzare la massa dei neurotrasmettitori in via di estinzione.
Ormai viviamo in una società stressata quotidianamente, perché i valori di una volta sono saltati, mentre altri non se ne intravedono all’orizzonte.
Ricordiamoci, almeno per quanto riguarda l’Italia che il popolo aveva delle regole precise che scandivano il giorno e la notte , ed era il mondo dell’agricoltura.
Una volta c’erano le Signorie, i ducati, i borghi, dove la gente viveva in comunità ristrette, dove ci si aiutava,dove ci si conosceva, dove i ritmi della vita erano lentamente cadenzati.

E di matti da stress ve ne erano molto pochi, come anche malattie dovute all’inquinamento.
Oggi, di fronte agli “strappi” innaturali della vita, soprattutto per chi è sensibile, si reagisce con femminicidi ed uccisioni di bambini innocenti.
Lo stress è in grado di bruciare il cervello in una vampata, e subito dopo è possibile che tutto possa accadere.
Dunque, il correre per correre, senza pensare minimamente agli accadimenti dell’aldilà, portano sempre più spesso sull’orlo del baratro.
Quando una società non ha più paletti o steccati, l’umanoide rischia di ritrovarsi in “ una selva oscura”.
Dunque, se si rallenta il ritmo di vita, si allunga anche la vita stessa.
La soluzione contro lo stress? Tornare a vivere nei borghi ancora esistenti, e ce ne sono tanti, dove la comunicazione tra esseri umani è più sincera e quotidiana, e dove la comunità accoglie tutti in un abbraccio solare.
Le megalopoli non sono adatte all’uomo, come neanche il progresso dissennato in funzione del consumismo.
Cartesio scriveva: “ Cogito ergo sum”.
Oggi si direbbe: “ Esisto perché consumo”.
Ma il consumismo è solo un falso specchio dove il cervello ed il pensiero non riescono più a vedersi.
Solo il correre appare specchiato, insieme al consumismo sfrenato del nulla, mentre l’anima e l’aldilà bruciano.
Così l’energia vitale che possediamo sparisce per lasciare il passo al materialismo più sfrenato. Una via senza uscita.
E così si corre tutto il giorno, si mangia in fretta un panino, non si degustano i sapori, non si ode più lo scorrere di un fiume o ruscello, non si ascolta più il cinguettio degli uccelli od il fruscio delle foglie di un bosco.

Si diventa ciechi. E la cecità porta alla disperazione.
E l’amore dell’essere umano viene soffocato dal barbarismo consumistico fine a se stesso.
Ed il correre forsennato porta a non pensare più al creato, ne alla vita regalata in prestito , ma solo a credere che la felicità non risieda nell’amore del creato, ma nel benessere materiale da poter raggiungere, mentre la morte è in agguato.
Fermarsi a pensare, riscoprire il mangiar bene,amicizie vere, anche se poche, guardare con occhi ammirati il creato, l’unico antidoto contro stress, depressione e voglia di uccidere, o suicidarsi.

Ed alla fine ci si chiede, qual’é la cura contro lo stress , nelle situazioni multiproblematiche della vita? Ecco le ricette:
Chiudersi a riccio , estraniarsi del tutto, e divenire una Monade Laibniziana, entità che rimbalza sugli altri, senza alcun contatto di possibile coinvolgimento;
Affrontare la vita, come dicevano i latini, “ Cum granum salis”, cioè ragionare ed assorbire ciò che deve poter essere assimilato, cioè , il necessario;
Credere che l’amore della creazione è in noi, e che , quindi, occorre che l’anima debba essere annaffiata;
La famiglia, intesa come armonia di affetti, e non come conflittualità permanente;
Esplorare l’Universo e non guardare la punta dei propri piedi;
Mangiar sano, lentamente, per godersi attimi di Paradiso culinario;
Recarsi al mare, nei periodi in cui non c’è la convulsione dell’Estate, sui monti o nei boschi, per immergersi nella natura sovrana;
La cultura, che è l’anima storica del divenire della vita.
In conclusione, con tali scelte preventive lo stress può essere ridimensionato, se non azzerato, anche se lo spettro aleggia sempre dietro l’angolo, perché i ritmi frenetici e senza senso della vita rischiano di favorirne i germogli.
D’altronde, la natura sovrana insegna. Se si modificasse l’asse terrestre, ci sarebbe solo distruzione.
I ritmi della vita, dalla nascita della Terra, erano cadenzati da codici ben precisi. Il giorno e la notte, l’aria pulita, il verde selvaggio della natura, il mare ribelle, e comunità ristrette.
Noi abbiamo stravolto la natura, nei suoi battiti, ed ora ne paghiamo le conseguenze.
L’odierno male oscuro è nel non sapersi accontentare di ciò che si ha, ma di proiettarci in un futuro consumistico che non fa parte del Dna umano.
L’uomo è stato programmato per vivere in armonia con la natura , che se la si tradisce, ci punisce.
Ora ci si chiede, perché tante persone si rifugiano in un cagnolino? Perché è in grado di dare amore ed affetto senza chieder nulla in cambio, se non coccole.
E dunque, è dall’amore che occorre ripartire, altrimenti lo stress, prima o poi colpirà tutti.
Il Dio del Creato, purtroppo è stato sostituito dal Dio del denaro.
Chi sopravviverà? Coloro che saranno in grado di tornare alle origini della vita, cioè al principio per cui siamo stati creati.
Si nasce nudi e si muore vestiti. I conti non tornano.
Ed ora ci seppelliranno anche con il cellulare, mentre l’alba del nuovo giorno continuerà a scandire i suoi ritmi scadenzati del Creato.
L’uomo ha invertito le regole del vivere, ne ha alterato i ritmi,e per questo è destinato a pagarne le conseguenze.
E senza la simbiosi con la natura non si va da nessuna parte. Lo stress sarà sempre più amplificato e condurrà l’umanità verso il nulla.
La divisione dei pani di Cristo dovrebbe insegnare qualcosa, cioè la condivisione, e non l’egocentrismo senza amore.
Noi siamo nati per amare e non per distruggere ciò che il Creato ci ha donato.
Sempre più droghe per gli stolti, per evadere da un mondo che non è più a misura d’uomo. Evasione effimera destinata a durare un battito d’ali, per poi far precipitare l’essere umano in un mondo senza più speranza.

La speranza è l’unica valvola di sicurezza della vita , ma deve essere abbinata con i ritmi imposti dal Creato.
E se si perde la speranza, si entra nel tunnel della morte, di cui lo stress ne è l’anticamera.
Le emozioni debbono essere libere di sgorgare, di volare, mentre la ragione, quando necessita, deve saperle poter controllare.
Negli ultimi 200 anni abbiamo fatto passi da gigante, in scoperte di ogni genere. Ma ciò che l’umanità non potrà mai scoprire sarà l’anima, che è la porta di accesso per l’aldilà.

E ciascuno deve provare a scoprirla da solo. Ed il pensiero-cultura è la sola chiave che ne può aprirne la porta.

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