Cambiano i suonatori ma l’orchestra rimane la stessa

Quando è la Francia a mostrare interesse a sostegno delle difficoltà che l’Italia incontra, non sorprenda se il sostegno non è rivolto all’Italia ma alle difficoltà.

di Alberto Zei

È fuori luogo che il comportamento della Francia nei confronti dell’Italia per l’attuale questione degli immigrati, riesca a meravigliare fino all’indignazione.
Infatti, non sono le azioni di contrapposizione francese agli interessi italiani che possano destare meraviglia.
C’è chi pone in prima linea l’ ideologia politica ad oltranza; c’è chi invece, più pragmaticamente punta ai risultati disconoscendo le relazioni di buon vicinato pur di raccogliere qualche beneficio.
L’attuale rapporto tra Francia e Italia è ormai alla ribalta della cronaca quotidiana e pertanto ognuno si è ben fatto una chiara idea quali sono le pretese a senso unico che la Francia intende attualmente mantenere, a proprio vantaggio.

Il consueto retaggio – Se ora così stanno le cose, dovremmo però ricordare, per non commettere sempre gli stessi errori, che quando l’Italia protestava nei confronti dell’Egitto per la morte di Giulio Regeni, il nostro governo incapace di ottenere per via diplomatica i necessari chiarimenti, chiedeva all’Unione Europea aiuto (quale?) per conoscere da altri la cosiddetta “verità”.
Ciò avveniva tra il “peloso” plauso di alcuni Stati della UE per tanta fermezza, ai quali però, certamente non sfuggiva il plateale sfaldamento che l’ Italia, giorno dopo giorno, provocava alle secolari relazioni amichevoli con il nostro dirimpettaio della quarta sponda.
La Francia allora, non perse l’occasione di recarsi in Egitto in modo ufficiale, con la rappresentanza di Stato dell’ allora Presidente della Repubblica, Hollande.
Il fatto è che non si trattava di un viaggio diplomatico organizzato a questo scopo. Infatti, arrivato al Cairo al cospetto del Presidente Abd al-Fattāḥ al-Sīsī, si è soffermato qualche minuto per esprimere imbarazzo per una misteriosa morte di un cittadino francese: Eric Lang, in un commissariato egiziano; misteriosa come quello di Regeni, ma solo con l’auspicio di conoscere come sono andate le cose.

La nostra diplomazia Il governo italiano comprometteva perfino le relazioni diplomatiche, facendo rientrare in Italia l’ambasciatore dal Cairo, senza tenere nel debito conto che le relazioni commerciali nel rapporto di scambio sulla bilancia dei pagamenti con l’estero, ammontavano a ben 11 miliardi di esportazioni di euro contro 2 miliardi dell’Egitto.
Inoltre l’Italia in quei tempi, aveva scoperto attraverso l’Enel il più grande giacimento del Mediterraneo di gas nelle acque territoriali egiziane. Era evidente l’aspettativa contrattuale per Enel e il nostro Paese per la relativa estrazione, a mezzo di idonee piattaforme di perforazione, veniva seriamente compromessa dallo sproporzionato atteggiamento ostile verso l’Egitto.
L’Italia, infatti, questa ostilità l’ ha chiaramente manifestata sotto tutti i possibili modi fino a mettere in dubbio l’opportunità turistica europea di recarsi in terra egiziana.

La solidarietà francese Hollande che invece si era trattenuto due giorni in Egitto, abbandonando la linea diplomatica delle domande senza risposta, bada al sodo nell’interesse economico della Francia, parlando di affari con gli esponenti politici egiziani, mentre l’Italia cercava la ……“verità.
Si è trattato di colloqui e di accordi con i quali, la Francia ha ottenuto una serie di appalti per ben 1,6 miliardi di euro, riguardanti l’ elettricità, i trasporti ivi compresa la realizzazione del terzo ramo della metropolitana del Cairo, con galleria sotto il Nilo, per 1.2 miliardi di euro.
Per quanto riguarda il turismo che l’ Italia aveva preso di mira per indurre l’ Egitto a più miti consigli sul caso Regeni, la Francia firma un memorandum per favorire il turismo francese in Egitto .

Sul fronte italiano Mentre l’Italia incrementava le ostilità, ritenendosi sostenuta dalla solidarietà europea per la fermezza dimostrata nei confronti dell’ Egitto, Hollande assicurava a al-Sīsī che la Francia aveva scelto di sostenere l’Egitto nel suo percorso per raggiungere la sicurezza e lo sviluppo economico.
La risposta, non si è fatta attendere. “l’Egitto – ha spiegato il Ministro del commercio egiziano Tareq Qabil – potrebbe diventare la porta dei prodotti francesi verso il mercato arabo e africano”.
L’augurio plateale è stato il coro della delegazione francese al cospetto del Presidente egiziano che si è congedata dalle due giornate di business con un “Viva l’Egitto e viva la Francia”.

Il gatto e la volpe – Avevamo pensato, che il caso increscioso della morte di un cittadino italiano di fatto residente in Inghilterra e inviato al Cairo, è stato trasformato in un problema egiziano per l’ assurdo modo in cui il precedente governo del nostro Paese ha gestito le superiori ragioni di Stato. Infatti non ha tenuto alcunché dall’Egitto con il quale ha praticamente rotto per un certo tempo, i rapporti diplomatici, lasciando allo scoperto le numerosissime imprese italiane in terra d’Egitto. Ma anziché ricevere solidarietà dagli altri Stati della UE, non ha saputo nemmeno scorgere un po’ più lontano dalla punta del naso il “gatto e la volpe”ossia, i nostri tradizionali amici ed in particolare la Francia che più di ogni altro, quando l’Italia è in difficoltà, è sempre la prima ad accorrere.
Mentre in casa nostra molto spesso, si corre in soccorso per non cambiare nulla ………….. quando è la Francia che ci viene in aiuto, sicuramente la situazione cambia, ma in peggio.

È vero che adesso il Presidente non è Hollande ma Macron; ma i rapporti anziché migliorare sono notevolmente peggiorati. Ciò significa che se anche cambiano i suonatori l’orchestra sempre la stessa. Ed è questo che l’attuale governo dovrebbe tener presente nelle apparenze, con i nostri vicini di casa.

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