Il futuro di Alitalia? La Repubblica da i numeri al lotto. La realtà è un’altra

Alitalia pubblica? Forse si, ma La Repubblica fornisce dati errati e non soluzioni in base all’attuale realtà della compagnia. Ecco perché.

di Roberto Casalena

Dunque, la Repubblica di Venerdì 20 luglio titola: “ Alitalia, con l’intervento di Stato tassa di 58 euro per ogni italiano”. Ed il titolo è già fuorviante, perché lo Stato ,in base agli accordi UE non può investire nelle società. Per cui , agli italiani non costerebbe nulla. Poi, per quanto riguarda i 900 milioni del prestito concesso dallo Stato, si dice che basteranno fino ad ottobre, o giù di li. Falso anche questo. A quanto ci risulta, infatti, stando agli stessi ambienti della compagnia di bandiera, i 900 mila euro del prestito non sono stati erosi, e Alitalia si starebbe reggendo in piedi , o meglio in aria, con le proprie ali.
Si parla di 400 milioni di perdite cumulate e di 200 milioni di ammortizzatori sociali, ma non c’é uno straccio di riga che lo dimostri.

Premesso ciò, si ipotizza un ipotetico intervento di 3 miliardi necessari alla ricapitalizzazione. E perché non 1 o 2 miliardi?
Inoltre, sempre La Repubblica di Venerdì 20 Luglio, in un altro servizio , a pag 3,fornisce dati inesatti sul “fortino” Cassa depositi e Prestiti. Secondo il giornale l’82% è in mano al ministero dell’Economia, ed il restante appannaggio delle fondazioni bancarie. Errato. Le cifre esatte sono le seguenti: 82,77% ministero dell’Economia,15,93% fondazioni bancarie, 1,30% azioni proprie. Insomma, un po di confusione.

Premesso ciò, veniamo al dunque, cioè che lo Stato, tramite CdP possa detenere il 51% di Alitalia, ed il rimanente farlo acquistare da soggetti privati.
Il ministro dei Trasporti, Toninelli, sponsorizza il progetto, e cioè che Alitalia debba rimanere il vettore di bandiera.
E per quanto ci riguarda ha ragione da vendere.
E’ bene ricordare che tutte le grandi perdite della compagnia sono avvenute dai tempi della Dc, e dell’IRI di Prodi, passando per Craxi e ancora su a salire con Berlusconi e Pd.

Ora i tre commissari preposti al risanamento dei conti hanno fatto un gran lavoro, e Alitalia sembrerebbe in grado di poter volare senza perdite. Ma è necessario ricapitalizzarla.
Ne consegue che occorre una vera strategia per far si che la compagnia possa generare utili.
Certo è che se nei posti chiave ci si mandano quelli inviati da “Picone”,
cioè dai partiti, per averne un ritorno ( assunzioni comprese), gli aerei saranno destinati a rimanere a terra.

Quindi occorre un piano credibile e manager credibili, oltre che un privato in grado di entrare insieme allo Stato. E se il progetto è credibile, non si trovano capitali privati? Sicuramente si.

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