I generali sfortunati della Formula 1

La storia maestra di vita soccorre le decisioni nei momenti del dubbio

di Alberto Zei

A ognuno il suo – Le altalenanti decisioni sulla sostituzione o meno di Raikkonen con Le Clerc, fanno intendere che ciò che è avvenuto nella scorsa gara di Monza non è stato ancora considerato nel suo giusto significato.
Ciò vale non soltanto per gli errori commessi durante la gara ma soprattutto dopo l’arrivo. Riguardando ciò che è avvenuto in partenza in ambito Ferrari, se a qualcuno dello stesso team fosse sfuggito che il comportamento di Raikkonen ha affossato pesantemente, se non definitivamente, lo scopo ultimo di vincere campionato del mondo che la Ferrari insegue unicamente attraverso Vettel, allora il problema non è di Raikkonen ma dei responsabili della strategia in gara.
Qui non si tratta di “maggiordomi” a cui la Ferrari allude. Se il team responsabile, anziché affrontare la corsa senza neppure una tattica di partenza, avesse concordato con Raikkonen di non chiudere Vettel, la gara sarebbe andata diversamente. In caso contrario, ossia se invece quest’accordo ci fosse stato, allora la responsabilità di tutto quanto di negativo è avvenuto ricadrebbe senza alcun dubbio, su Raikkonen.

Vedere per credere
A Raikkonen, posizionato in prima fila a sinistra a fianco di Vettel, sarebbe bastato un semplicissimo elementare incrocio di direzione in prossimità della prima curva , stante l’attuale superiorità di spinta delle Ferrari, per mantenere il controllo delle inseguitrici e per trasformare la gara in un successo per entrambi i piloti. Mentre invece, le cose sono andate purtroppo, nel modo che noi tutti conosciamo.
Osserviamo ora il filmato di gara ampiamente reperibile.
Raikkonen anziché lasciare a Vettel la via più breve per porsi al comando, lo ostacola. E lo ostacola, non solo spostandosi a destra della pista davanti a lui, ma rallentandolo nella sua accelerazione tanto che per evitare il tamponamento Vettel è costretto a portarsi a sinistra e cioè, nella parte della maggior lunghezza di curva.
Quando poi, attraverso le anse successive Vettel riesce comunque a riguadagnare strada, è sempre Raikkonen che gli sta davanti e che ancora una volta gli chiude la via. Ecco che a questo punto sopraggiunge Hamilton che prosegue indisturbato la sua accelerazione fino ad affiancare in progressione Vettel.

Cuore e cervello – Usava dire Karl Popper, filosofo austriaco del secolo scorso: “Se hai cuore e cervello, usali uno per volta! Sarai maledetto se li userai insieme”.
Non è certo il termine di “maledetto” che si addice a Vettel nella circostanza, ma in senso simbolico, emotività e tecnica insieme lo hanno castigato.
Sono state proprio l’emotività di Vettel e la sua stizza per essersi trovato in questa situazione, che hanno condizionato la sua prudenza. Egli infatti, non è riuscito a conciliare la situazione con sufficiente freddezza e razionalità per evitare un eccessivo rischio. Vettel si è opposto ad oltranza al sorpasso quasi inevitabile di Hamilton ma il risultato si è rivelato rovinoso.
Per Hamilton non è stata un’eccezionale impresa sotto accelerazione, raggiungere e affiancare Vettel che a sua volta, pur accelerando a tavoletta, non è riuscito a riacquistare la velocità perduta per il rallentamento provocato da Raikkonen.

Nel box e Ferrari – Il presunto danno ricevuto che il responsabile Ferrari, attribuisce, con la sufficienza della volpe che non arriva all’uva, alla funzione servile che Bottas avrebbe assunto in gara, fa evincere che neppure adesso in scuderia Ferrari si è capita la lezione.

È bene ricordare però che la Formula 1 non è un centro di accoglienza e neppure un ente morale, ma una istituzione mondiale di scuderie in esasperata competizione tra loro che hanno per obiettivo, vincere il campionato del mondo.

Tra barare e bluffare – Un conto è barare o comportarsi slealmente nei confronti degli avversari come provocare di proposito un urto tra autovetture, altro invece è trovare dei sotterfugi a scapito degli avversari, ad esempio la finta del cambio gomme, oppure rallentandoli con i cosiddetti imbottigliamenti, o giocando sulle scie per non farli superare, come ha fatto Bottas. Si tratta di due cose diverse e questo lo staff responsabile della strategia Ferrari dovrebbe ben saperlo.
Quando la macchina c’è e anche il pilota non manca, le gare si vincono o si perdono, soprattutto ai box. Un esempio tanto per rimanere in famiglia Ferrari, nel 2010 rimarrà nella storia della Formula 1, quando Alonso aveva già la Vittoria in tasca con più di cinque punti di vantaggio sul secondo all’ultima gara, perse assurdamente ai box l’intero campionato. Di questo Marchionne si rese conto, tanto che quando subentro alla Ferrari iniziò una salutare pulizia dei responsabili di questo “delitto” sportivo e di altro ancora. Adesso Marchionne purtroppo manca. E i colpevoli rimangono perché non si intravede all’orizzonte della Ferrari un nuovo Marchionne della situazione.

Qualcuno ha sbagliato – C’è però un’ulteriore considerazione importante da fare su Raikkonen. Se a quest’ultimo prima della gara fosse stata confermata in altri termini, l’intenzione della stessa Ferrari di vincere attraverso Vettel il campionato del mondo, sarebbe assurdo porsi l’amletico dubbio per giorni e giorni se sia preferibile mantenere il contratto a Raikkonen anche per il 2019, o introdurre nuova linfa vitale attraverso il giovane Leclerc.
Non solo, ma se Raikkonen dovesse essere sfuggito al controllo della squadra, allora ciò che è accaduto si ripeterebbe con ulteriori danni e il 2019 potrebbe essere troppo lontano.

I costumi cambiano con il tempo, così i comportamenti si raffinano, si adeguano e si fanno gentili, ma i sentimenti veri che affiorano dall’inconscio nei momenti più decisivi sono quelli che ciascuna persona possiede secondo la propria natura.
Giova ricordare un caso analogo sotto certi versi, rappresentato dalla Formula 1 del mare ovvero dall’Americas Cup del 2013. In quell’anno la finalissima per l’aggiudicazione della coppa si svolgeva nella baia di San Francisco tra l’imbarcazione USA Oracle e quella degli Emirati Arabi. Delle nove gare previste, l’imbarcazione dei gli emirati arabi ne aveva vinto otto sulle nove previste. Rimaneva l’ ultima, soltanto l’ ultima. Ci fu allora una consultazione frenetica tra i responsabili di Oracle che avevano individuato quali fossero i cambiamenti da fare. Quell’anno la vittoria della America’s Cup fu aggiudicata ad Oracle con il punteggio di 9 a 8.

In ogni caso e per ogni dubbio che potrebbe non essere fugato dalla chiarezza che al momento sembra che in Ferrari manchi, c’è appunto la regola che la storia insegna per ottenere successo. Napoleone non ha mai punito i suoi generali sfortunati in quindici anni di campagne, li mandava a casa.

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