Il Presidente della Repubblica e l’anelito del ritorno alle italiche radici

Nella tradizione della Scala di Milano di verdiana cultura il simbolo dell’Unità d’Italia è il popolo stesso il quale spontaneamente nei momenti di maggiore difficoltà si affida alla più alta carica dello Stato.

di Alberto Zei

Certe volte sono più eloquenti le manifestazioni spontanee verso uno specifico evento, come l’applauso in piedi per cinque minuti alla Scala di Milano al Presidente della Repubblica, Mattarella, apparso sul palco presidenziale per la rappresentazione dell’opera verdiana “Attila”, per esprimere in modo indiretto lo stato d’animo che quella stessa posizione rappresentava in omaggio politico nazionale all’unità d’Italia; unità finora così politicamente poco considerata.
Non occorre essere degli psicologi per rendersi conto dell’interminabile tempo con cui l’emotività repressa dalle spiacevoli circostanze politiche che il nostro Paese non riesce a superare, si sia espressa in questa manifestazione affettiva, trasformatasi in una implicita richiesta di autorevole intervento del Presidente della Repubblica.
Vi sono infatti dei valori inalienabili da ripristinare laddove da una parte o dall’altra delle nostre istituzioni, una minoranza di cittadini per ragioni che non corrispondono ai reali interessi italiani, è palesemente immemore dei meriti della nostra terra difesa nel passato fino alla morte.
Come sommersa nell’indifferenza se non nell’oblio, appare ora la storia del nostro Paese che ha scandito attraverso il generazioni di croci i caduti dell’indipendenza italiana dalla presenza straniera. Tutti noi ricordiamo fin dalle scuole elementari i passi fondamentali dei padri del nostro Risorgimento, attraverso i moti insurrezionali di Mazzini, le imprese dei Mille, la Prima, la Seconda, e la Terza guerra d’indipendenza nonché i nomi dei protagonisti della storia del nostro Paese, gli eroi e i martiri: Giuseppe Mazzini Carlo Cattaneo, Silvio Pellico, Giuseppe Garibaldi, Carlo Poma con i martiri di Belfiore e la presa di Roma attraverso Porta Pia.

Si è trattato dell’Italia che ha fondato attraverso un tempo relativamente breve, la sua rinascita sui meriti individuali alla portata di ciascuno e sulla capacità di realizzare collettivamente quel benessere del secondo Stato più industrializzato d’ Europa.
Ma anche attualmente, la gran parte di coloro che vanno a cercare lavoro nel nostro Paese, pregando iddio di non trovarlo, potrebbero adattare la propria intraprendenza lavorativa a quelle attività anche provvisorie che alcuni trovano, mentre altri rinunciano adagiandosi sulla generosità altrui.

La spirale perversa
Una condizione di tal genere in Italia sembra un simbolo della commedia dantesca improntata sulla cosiddetta “legge del contrappasso”, dove il consenso politico ottenuto distribuendo agli inerti le risorse di chi produce, genera lo sdegno per il ricorso a questo espediente che divide anziché unire.
L’Italia praticamente senza più frontiere e il dispregio della meritocrazia stanno rendendo il nostro Paese, una palude indifferenziata dove tutti vengono schiacciati verso il basso per essere uguali. Questo perché le lobby egemoni trasversali non hanno la convenienza politica di elevare attraverso una adeguata istruzione e formazione gli altri ai livelli superiori dove l’uguaglianza si esprime nei pari meriti.

Il simbolismo dell’opera
“Attila” nell’interpretazione di Verdi, si svolge in epoca medioevale, simboleggiando la radice dell’unità di un popolo che non nasce dall’integrazione con altre culture ma da uno scontro vittorioso tra barbari e i discendenti delle latine genti. Era perciò chiara all’epoca della composizione operistica l’allusione all’unità d’Italia, impedita dagli stranieri che ancorché barbari non fossero, come nel caso degli austriaci in Lombardia, erano pur sempre stranieri indesiderati e combattuti al prezzo della vita di moltissimi italiani. Gli stranieri che occupavano l’Italia non sono stati integrati durante il _Risorgimento, ma combattuti e vinti. È stata perciò la vittoria che ha consentito di ritrovare la radice storica dell’unità della nostra gente, così come simbolicamente invocata dall’opera di Verdi.

Coloro che si sono recati alla rappresentazione di “Attila” difficilmente, come di solito avviene, sono al digiuno della trama che sottende la musica e del contenuto allegorico che l’opera stessa rappresenta. Ecco che il significato dell’ovazione al Presidente della Repubblica esprime emotivamente ciò che l’intimo della propria coscienza manifesta in atteggiamenti che le parole non potrebbero; mentre gli ulteriori dieci minuti di applauso alla chiusura dell’opera, denotano la connessione tra il valore artistico della rappresentazione verdiana e la condivisione allegorica con le radici della nazione.

Il campione rappresentativo della società culturale italiana presente al Teatro della Scala, non può essere inteso come una espressione di élite, in quanto la cultura anche potenziale, che fa parte della natura umana e quindi di tutti gli uomini, quando si esprime emotivamente, al di là della forma dettata dalla convenienza, rappresenta la vera essenza della nostra società. Poiché non risulta almeno fino adesso, che il nostro Presidente abbia personalmente compiuto un’azione eroica, così eclatante da essere questa la causa di tanta ovazione, non occorre essere psicologi per rendersi conto del contenuto specifico simbolico dell’interminabile tempo degli applausi attraverso i quali i cittadini hanno espresso a Mattarella la loro repressa emotività dalle attuali difficili circostanze politiche che il nostro paese attraversa. Il significato allegorico dell’opera così celebrata risponde pienamente a questi sentimenti di italianità.
A che cosa si può quindi attribuire un atteggiamento così spontaneo, così sentito, così in partecipato e così allusivo per un tempo più che significativo di quasi un quarto d’ ora di spontaneo omaggio, se non a quello di rivolgere un’accorata richiesta a colui che nel contesto litigioso del nostro Paese potrebbe impedire le ambizioni politiche della attuale leadership forzosamente e improduttivamente attinte dal denaro dei contribuenti.

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