Il sabotaggio subito dal Dott. Celani dell’ INFN candidato Nobel

Non è retorico dire che Annibale non fu sconfitto dai romani ma dai cartaginesi. Anche nel caso qui ricordato, gli eventi si ripetono continuamente nella storia degli uomini ma sorprendono pur sempre quando si verificano perché si presentano come paradossi della stessa realtà. (SECONDA PARTE)

di Alberto Zei

Corsi e ricorsi storici – Anche nella storia dell’INFN il successo nella ricerca delle basse energie ha destato preoccupazione tanto da superare i vantaggi che l’ intera umanità avrebbe avuto dalla stessa scoperta e dal lustro internazionale per il nostro Paese in caso del conferimento del premio Nobel ad un Ricercatore dello stesso Istituto. Si tratta infatti di una metodologia per la produzione di energia termica ed elettrica in modo diverso dai quello dei carburanti fossili.

La grave problematica che l’Italia avrebbe rappresentato di fronte agli interessi delle lobby internazionali qualora fosse stato attribuito al Dott. Celani il premio Nobel, consisterebbe nell’ufficialità di questa scoperta finora sempre mantenuta nell’ombra; sminuita e ostacolata sotto tutti i punti di vista, anche ricorrendo al finanziamento a quei centri nazionali di ricerca che per la qualità dei loro lavori, sicuramente non avrebbero conseguito alcun risultato.
Se qualcuno si domandasse che senso ha finanziare una ricerca infruttuosa, la risposta è che proprio per non arrivare ad alcuna conclusione, si distribuiscono le risorse per poter comunque pelosamente sostenere in caso di contestazione, che anche questo tipo di ricerca è stata regolarmente sovvenzionata con i fondi pubblici.

La amara sorpresa – Dopo il primo successo ottenuto dalla lobby contraria alle basse energie con il conferimento del premio Nobel ’del 2014 a persona diversa dal Dott Celani, nell’ anno successivo la delusione dell’improvviso cambiamento era stata superata con rinnovato ottimismo. Mentre tutto procedeva nel migliore dei modi, ecco come nelle classiche fafole, l’ immancabile il colpo di scena.
Una mattina del maggio 2015, qualche mese dopo la candidatura al Premio Nobel, in un locale di “servizio” in cui Celani custodiva con la dovuta cura strumenti e documentazione degli esperimenti pregressi effettuati a partire dal 1989, egli trova gli armadi aperti, cioè forzati, con la asportazione ed apparente distruzione di tutto ciò che questi custodivano.
Tra questi vi era anche un armadio blindato e pertanto strutturalmente più sicuro, dove lo stesso Celani manteneva con cura la documentazione delle sperimentazioni e dei risultati ottenuti. Mentre gli strumenti distrutti o gli alambicchi spaccati erano per terra, tutta la documentazione era sparita.
Celani come si può intuire, è sconcertato; inizia allora a chiedere soprattutto ai colleghi qualche notizia in più sull’accaduto. Ma coloro a cui si rivolge si dichiarano sorpresi e completamente ignari del fatto, con il risultato che gli strumenti non esistevano più e soprattutto la documentazione custodita era stata trafugata.

Quando piove sul bagnato – Dopo il misfatto alle soglie del successo, subentrò la fortissima delusione del Dott. Celani per non poter dimostrare i risultati sperimentali ottenuti. Ciò sarebbe sicuramente valso anche per la commissione Nobel. Questi ricostruì per quanto gli fu possibile, ciò che aveva realizzato ma non gli riuscì di riformulare la sequenza sperimentale degli eventi a fronte dei risultati ottenuti; eventi che ove fossero stati completamente ricomposti, l’esito finale avrebbe superato con dovizia di particolari, quello già riconosciuto l’anno precedente.
In ambito scientifico i progressi nel 2015 erano stati raggiunti, partendo dal lavoro precedentemente svolto ed opportunamente riportato per iscritto; mentre i dettagli apparentemente insignificanti erano invece il preziosissimo know-how della realizzazione del dispositivo.

Quindi, anche nel 2015, a Celani non solo gli è stato negato il supporto necessario che ogni cittadino avrebbe dovuto ottenere dal proprio Paese in quelle circostanze; ma è stato boicottato proprio all’interno dell’INFN per opera, come si vedrà, del Direttore dei Laboratori dell’INFN e di un dipendente dello medesimo Istituto, in concorso tra loro che avrebbero messo in essere la distruzione degli strumenti e della documentazione custoditi in quel locale.
La notizia che Celani non poteva dimostrare dettagliatamente le proprie scoperte, guarda caso, si diffuse rapidamente. Le sue quotazioni non erano più le stesse anche ad Oslo: si capisce che qualcosa era cambiato. Infatti, malgrado la trionfale premessa in quello stesso anno, la preferenza al Premio Nobel per la Pace viene attribuita al Quartetto tunisino delle “Associazioni per il Dialogo Politico Democratico” della cosiddetta “Primavera Araba”.

La denuncia alla Magistratura – Il Dott. Celani, vista l’inconcludenza di ogni chiarimento a tal proposito per il consueto muro di gomma che gli si parava davanti ad ogni sua richiesta per questo gravissimo fatto, si è visto costretto a rivolgersi alla Magistratura attraverso una denuncia circostanziata delle particolarità di cui si tratta e delle circostanze in cui ha avuto luogo il furto con scasso dei documenti. La denuncia è stata presentata nell’Agosto del 2015, tramite l’Arma dei Carabinieri, con una ulteriore integrazione nel Settembre del 2016.
Con questa sorta di ricostruzione di ciò che è avvenuto, emerge l’aspetto sostanziale dell’intero episodio su cui subentra, ora, l’interesse dell’intero Paese per far completa luce su ciò che rimane da sapere e cioè, dove è mai finita la denuncia del Dott. Celani.
Per quanto è dato conoscere, solo il silenzio regna sovrano sull’evento. Si tratta quindi di un vero e proprio insabbiamento della denuncia depositata presso gli Uffici giudiziari competenti. Sono trascorsi ormai tre anni e mezzo dall’agosto 2015 e malgrado i solleciti anche a mezzo stampa, per portare il caso alla ribalta giudiziaria, nulla si è potuto aggiungere al fatto se non che gli atti giacciono in qualche cassetto all’interno degli Uffici da cui doveva iniziare l’iter giudiziario che la denuncia stessa richiedeva.

Il consueto insabbiamento – Solo recentemente si è potuto ottenere il cosiddetto “accesso agli atti”, cioè le dichiarazioni a verbale delle varie persone coinvolte, dopo ulteriori sollecitazioni scritte da ben due legali.
Ma un caso del genere non può rimanere nascosto sotto i pietosi veli dell’oblio, sperando che il tempo risani il torto subito dall’intero Paese. Il danno ricevuto dal Dott. Celani non è sicuramente di poco conto, ma ancor più importante è quello Nazionale che scaturisce non solo dal mancato riconoscimento delle premio Nobel ad un dipendente delI’INFN del nostro Paese ma dall’impedimento di proseguire, sulla cresta dell’onda, progettazione dei prototipi industriali di questo tipo di energia. Il danno determinato dalla distruzione dei documenti contenenti misure, informazioni e formule ricavati nel corso di decenni di ricerca adesso non sono più ripetibili se non ricominciando a memoria, per quanto possibile, ad approntare i medesimi esperimenti trascritti negli atti distrutti.
Al momento però ciò che è avvenuto non è più reversibile. Si rende pertanto necessario comprendere come sia stato possibile un atteggiamento di questo genere, già iniziato con l’intenzione del Direttore dei Laboratori dell’INFN nel 2013, di chiudere l’attività del Dott. Celani. Inoltre, nell’anno successivo, dopo che la notizia della seconda candidatura al Nobel era trapelata, si sia giunti (a Febbraio 2015) al trafugamento e distruzione, con scasso, sia di strumenti scientifici e rea genti chimici specifici, che soprattutto dei documenti appartenenti allo Stato che lo stesso Celani custodiva nei vari armadi, dei quali uno era “blindato”.

Il significato della verità – Ma ciò che si vorrebbe capire è per quale motivo un boiardo di Stato e un suo dipendente colpevoli di un atto del genere possano agire contro gli interessi dell’Istituto stesso in cui, nominalmente erano dipendenti od addirittura Dirigenti.
Ma il tempo è inesorabile e il Dott. Celani, che ha superato la soglia dell’’età pensionabile, è riuscito a mantenere senza stipendio né altro tipo di sovvenzioni, la sua presenza presso l’INFN per proseguire gli esperimenti su questo tipo di energia. Ciò è avvenuto grazie soltanto all’interesse di alcuni “volenterosi” che a livello politico, hanno, richiamato l’attenzione per lasciare a questo Scienziato la possibilità di concludere la propria ricerca e possibilmente svilupparla ulteriormente. I recentissimi risultati sono particolarmente promettenti, come riportato e dettagliatamente discusso in recenti Conferenze Internazionali.
Ma quale prezzo il nostro Paese sta pagando a causa di certi boiardi di Stato, mantenuti a tutela proprio delle più prestigiose Istituzioni pubbliche, come l’ INFN?

Rate this post

(Visited 273 times, 1 visits today)

Comments

comments

Lascia un commento