Cinquecento milioni di persone ammalate di malaria

Mentre la malattia avanza e colpisce anche in Italia, la morte del campione del passato Fausto Coppi potrebbe essere il simbolo di questa subdola patologia

di Alberto Zei

Tra le principali emergenze sanitarie dell’ umanità attualmente in atto, la malaria oltre ad essere endemica in vasti distretti della Terra anche il nostro contesto occidentale è in qualche modo al riparo, in quanto si ripropone con crescente intensità anche nelle zone bonificate, a causa dei flussi migratori in special modo di questo ultimo periodo.
Oltre a ciò durante i viaggi turistici all’estero in certe zone quantunque non dichiaratamente malariche, è proprio la malaria che colpisce inaspettatamente una non simbolica parte di persone non sufficientemente immuni da questa patologia.
Complessivamente nel mondo sono circa 500 milioni gli individui ammalati e nella stragrande maggioranza, questi si trovano nella vicina Africa sud sahariana. Ma anche in Italia, a causa degli spostamenti della popolazione, la malaria si sta diffondendo negli ultimi decenni, prima ancora che nel nostro continente, con tutte le conseguenze annesse e connesse.

L’origine della malattia
La malaria è provocata dai parassiti del genere “Plasmodium” trasmessi da zanzare che causano un alto tasso di mortalità o di invalidità tra coloro che ne sono colpiti.
È la femmina di questi insetti del genere “Anopheles” che inocula il parassita presente nella sua saliva quando introduce il pungiglione per prelevare sangue dalla vittima.
Esisteva nel passato un insetticida, il DDT, molto efficace contro le zanzare ma che si è rivelato dannoso anche per la salute umana. Da allora null’altro di effettivamente efficace è stato prodotto a difesa da questi micidiali insetti.
Il Plasmodium, ossia il parassita che causa la malaria, viene introdotto nel sangue solo dalle zanzare femmine. Non per voler scagionare i poveri maschi da tutte le accuse di questo periodo, ma per evidenziare simbolicamente che la “puntura” delle donne talvolta è più micidiale di quella dell’altro sesso.

Anophele portatrice di malaria

Le zanzare
Tornando alle zanzare, se anche si accoppiano nella vita una volta sola, tanto è e ce n’avanza per il danno che sono capaci di compiere. A questo punto sarebbe sufficiente renderle anche momentaneamente sterili, per risolvere il problema dalla radice. Riuscire a prevalere sulla malaria debellandola completamente alla stregua del vaiolo, sarebbe una conquista per l’intera umanità. Ma ogni tentativo meritevole di considerazione per la probabilità di successo, non ha però dato fino adesso, risultati attendibili tanto che la ricerca antimalarica si è indirizzata verso altri rimedi.

“Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente”

La ricerca in Italia
In questo settore di ricerca si sono inseriti da qualche anno, l’Università Ambrosiana e l’ENEA, che già per la stessa reputazione e serietà, dovrebbero offrire garanzia per i loro intenti; intenti che nel caso specifico riguardano proprio lo studio, la ricerca e la proposizione di metodo, per interrompere il ciclo patologico della malaria.
In mancanza di risorse economiche, ossia, di fondi pubblici che pur disponibili non sono stati stanziati per il Progetto Agaist Malaria, proposto dall’ENEA e dall’Università Ambrosiana, gli scienziati dei due Enti con l’utilizzo di molecole di sintesi hanno sviluppato una metodologia atta a interrompere all’interno della Anopheles il ciclo del Plasmodium. Il metodo proposto consiste nell’interruzione del passaggio del Plasmodium dallo stomaco alle ghiandole salivari della Zanzara, impendendo quindi la trasmissione del Plasmodium.
Il prodotto di sintesi è stato concepito per essere facilmente disperso nelle acque stagnanti che questi insetti prediligono senza creare altri problemi ambientali.
Tale sistema con buona pace degli ecologisti che ritengono le zanzare meritevoli di vivere, interromperebbe solo il ciclo patologico espresso dal Plasmodium che caso non potrebbe essere inoculato.

L’ umanità sofferente – La campionatura statistica che gli stessi innumerevoli test effettuati nei laboratori dell’Enea e dell’Università Ambrosiana, dopo le sperimentazioni su questi insetti con la sostanza ideata, ha sicuramente esaurito la fase teorica della ricerca sul prodotto focalizzato dai ricercatori
Va anche detto che quando la teoria è bene costruita e dà anche come riscontro sperimentale in laboratorio il risultato atteso, ogni ulteriore perplessità basata sul far trascorrere inutilmente il tempo prima di procedere oltre, è molto probabilmente motivata da interessi contrari. E allora come stanno le cose? Sono oltre 200 milioni nel mondo coloro che ogni anno contraggono la malaria.
Sarebbe interessante portare allo scoperto il motivo per il quale una ricerca che potrebbe rappresentare la fine della sofferenza e della morte di centinaia di milioni di persone, non viene finanziata. Il metodo è abbastanza semplice: si tratta della semplice omissione delle sovvenzioni richieste che i soliti boiardi di Stato disperdono tra gli enti inutili e che pertanto, essendo inutili, non rappresentano alcun problema per le lobbies interessate al ritorno utile delle somme investite né tanto meno per quelle contro interessate al successo.

Le priorità del Ministero della Salute
Da quanto risulta i due Enti hanno richiesto Al Ministero della Salute le sovvenzioni necessarie alla seconda fase della ricerca tesa a sconfiggere la malaria.
Ma la risposta formale del Ministero che disponeva dei fondi necessari è stata il silenzio. Mentre quella ricevuta in via ufficiosa ha confermato il “no” che la prima aveva lascito intendere. Per motivare infatti, il pratico diniego viene riferito che vi erano altre priorità da seguire.
Ricordando che questo progetto di ricerca si è reso possibile grazie ad una Convenzione non onerosa per lo Stato, fra i due Enti, sarebbe interessante di fronte alla morte certa di 500 milioni di persone, quale priorità internazionale lo stesso Ministero della Salute reputa più alta e più nobile di questa proposizione.

Un confronto
Se il pratico diniego fosse motivato da una questione di disponibilità economiche allora vale un confronto.
Quanti centinaia di milioni è costato allo Stato, ovvero ai contribuenti, l’invio di navi della nostra Marina militare fin sulle coste libiche a prelevare gli emigranti dalle bagnarole dei trafficanti?
Il Ministero della Salute non ritiene dunque, di dover concedere ad un caso come questo, la priorità delle risorse economiche, non ritenendolo uno stato di necessità meritevole di sostegno.
Ignorare però, una ricerca tesa all’eradicazione della malaria nel mondo, quando già si conosce in via teorica il risultato positivo che sarà conseguito, allora l’omissione in atto assume un altro significato.

(Visited 47 times, 1 visits today)

Comments

comments

Lascia un commento