Se Di Maio ha deciso di autodistruggersi accetterà l’abbraccio con il Pd. Ecco perché

L’unica via seria per il M5S di evitare le elezioni potrebbe essere un nuovo accordo con la Lega. Altrimenti, meglio le urne. Ecco perché:
Salvini non ha accoltellato il M5S alle spalle, ma solo cercato di disarcionare Conte ed alcuni ministri pentastellati del fronte del no.

di Roberto Casalena

Per la verità l’accoltellamento a Salvini lo ha fatto Conte quando si è pronunciato a favore della Tav. E la reazione di Di Maio è stata di far uscire i parlamentari dall’aula al momento del voto, di fatto sfiduciato dal M5S.
Ora, come si può pensare che tutti i paletti messi dal M5S al Pd (da 10 passati poi a 20), compreso il dogma di Di Maio a sottosegretario alla vice presidenza di Palazzo Chigi, possano essere appianati in una manciata di giorni?
Inoltre, c’è da considerare anche la posizione di Renzi, che in qualsiasi momento potrebbe staccare la spina, e già ne ha dato segnali.Ma siamo seri.

Per l’accordo con la Lega ci sono voluti 3 mesi, ed ora con una manciata di giorni si pretende di spianare la strada ad un nuovo governo duraturo?
Dunque, meglio sarebbe se Di Maio accettasse la proposta di Salvini, di rimodulare l’ex programma, ministri compresi, o meglio tornare alle urne. Altrimenti per M5S e Di Maio si prospetta un totale debacle.
La verità sulla rottura della Lega con il governo è da ricercare solo nei no di cui si stava lastricando il percorso. Nessun tradimento.Ma successivamente, dopo la rottura, Salvini è stato anche più generoso nei confronti di Di Maio, offrendogli la poltrona di Presidente del Consiglio.

Dunque, la banderuola non è Salvini, ma Di Maio, che ,invece di ricercare un nuovo accordo possibile con la Lega ha cercato l’abbraccio con il Pd, o la soluzione elezioni, pur di salvare le poltrone.
D’altronde anche Grillo lo ha defenestrato, anche se non ufficialmente,sostenendo di pensare al programma e non alle poltrone, proprio mentre Di Maio si irrigidiva per lo scranno di vice segretario alla Presidenza del Consiglio.
Ed anche la Raggi lo ha scaricato, recidendo il cordone ombelicale che lo legava a lui, sia perché riluttante sul possibile accordo con il Pd, sia per le nuove regole imposte che le negano la ricandidatura in Campidoglio.

E Conte, intanto, sembrerebbe orientato a concedere, invece, a Di Maio la poltrona “pesante” del ministero degli Esteri. Ma nei summit internazionali che lingua potrà parlare? Il napoletano? Un altro modo di Conte per scaricarlo, perché intende tenersi le mani libere, senza il pungolo costante dei sui vice, a cui il Pd ha già detto di rinunciare.
Ed ecco la ragione per cui Di Maio tiene duro, perché su questo punto può far saltare l’abbraccio con il Pd.
Inoltre, nel programma non si fa alcun cenno alla flat tax, mentre si punterebbe solo alla riduzione del cuneo fiscale per imprese e lavoratori, mentre i pensionati sarebbero scaricati.

Infine, c’è il rischio che, un domani, Conte, sostenuto da Grillo, possa prendere il comando politico del M5S. E se Di Maio non ha ancora compreso tutto ciò rischia di essere stritolato nel tritacarne.
Dunque, di fronte ad uno scenario da armata Brancaleone, sarebbe il caso che Mattarella decidesse il ritorno alle urne, la strada maestra contro il papocchio delle poltrone. L’imbalsamazione istituzionale, fatta anche del corredo di giacca e cravatta, non aiuta la mente ad essere libera di respirare.

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