Prodi ed i poltronari del Pd contro la neonata “Italia Viva” di Renzi

Il primo che ha provato a svecchiare la politica affollata di cariatidi è stato Renzi, che rottamò parte dei “poltronari”, da D’Alema a Bersani, da Prodi a tanti altri nullafacenti e senza idee,che , però, non gli hanno mai perdonato il torto subito, cioè la rottamazione.

di Roberto Casalena

E così, Renzi, quatto , quatto, alla fine se ne è andato per la sua strada, mettendosi in proprio, senza più dover combattere contro fantasmi che continuano a cercare di resuscitare.
Il concetto , praticamente, è semplice: perché debbo continuare a tenervi in vita? Meglio pochi, ma buoni.
E subito, i contrari alla scissione hanno spedito Prodi, avanguardia bellicosa. Ancora siamo alla “Mortadella? Figuriamoci che paura.
Ma La Repubblica, fido scudiero del Pd, non solo ha fatto una intervista a Prodi, ma addirittura
l’ha messa in prima pagina, in apertura giornale con un titolone a 5 colonne : “Il partito di Renzi è come lo yougurt”, ed ha scadenza ravvicinata, ma non logorerà il governo. Una notizia davvero da prima pagina con titolone di apertura. E questa sarebbe stata la clamorosa notizia del giorno?
Ma Renzi aveva già preparato, con tanto di programma, il suo nuovo percorso verso il centro, area totalmente sguarnita dagli sparuti sopravvissuti di FI.

Dunque, Renzi si prepara a pescare voti oltre che dal Pd e da FI, forse, anche dai grillini insoddisfatti dell’abbraccio letale con Zingaretti . E lo strappo di Renzi con il Pd è stato un capolavoro di architettura politica. Ha fatto abboccare all’amo sia il Pd che il M5S, e li ha messi entrambi in una schiaccianoci, pronto a schiacciare la noce al momento opportuno. Altro che rassicurazioni per l’intera legislatura. Renzi aveva detto che se avesse perduto il referendum costituzionale sulla riforma del Senato, sarebbe uscito dalla politica. Risultato? Si è fatto un suo partito, facendo marameo ai notabili di Pd e M5S.

E Renzi può già contare su oltre 40 parlamentari, di cui 15 senatori, oltre quelli che si aggregheranno al suo neonato movimento politico, in grado di mandare sotto il governo con un soffio di vento.
Ed il governo bis di Conte, con il fido scudiero Di Maio ed il condottiero dell’armata Brancaleone , Zingaretti, si stanno arrampicando sugli specchi, già da subito, per risolvere il problema della manovra, ad iniziare dalla sterilizzazione dell’Iva. Figuriamoci il resto. Si parla di tassare bevande e merendine. Lor signori, quanto ad idee economiche sono alla frutta, e prima si andrà a votare e meglio sarà per il popolo italiano. Di riforme strutturali neanche l’ombra. Una nostra valida ricetta , se volete, la troverete in altro articolo su economicomensile.it. Inoltre, dulcis in fundo, come mai nessuno si è mai preoccupato dell’oro di Bankitalia, e se cioè questo appartenga al popolo sovrano od alle banche? Tra l’altro ci risulta che solo la Lega abbia messo il dito nella piaga, e che alla chetichella, siano spariti circa 40 miliardi di euro in lingotti su di un valore totale di 120.
Ma , intanto, Di Maio e Zingaretti sostengono che non sono voluti tornare alle urne per il bene del Paese. Mica per non perdere le poltrone per strada, ciò che capirebbe anche un fanciullo inesperto di politica.

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