Roma Capitale. Rifiuti: Raggi e Zingaretti a braccetto

Non è Caporetto, dove le truppe austro-ungariche sfondarono le linee italiane nella prima guerra mondiale (1915-1918), ma neanche la linea del Piave, dove si attestarono le truppe italiane, perché la linea del Piave era stata travolta.
Così possiamo definire la situazione dei rifiuti a Roma: travolti.

Se qualcuno avesse dubbi potrebbe leggere la relazione, sull’argomento, della Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali (1), istituita proprio dal Comune di Roma.

In sostanza, la sindaca Virginia Raggi non sa dove mettere i rifiuti che produce la città da lei amministrata, perciò li manda in altre regioni o all’estero.
I cosiddetti impianti Tmb (trattamento meccanico biologico), utilizzati dal Comune, sono dei separatori di rifiuti, i quali, per buona parte, devono trovare una collocazione finale: la discarica o il termovalorizzatore. Buchi per le discariche non se ne trovano, perciò rimangono i termovalorizzatori che, tra l’altro, producono energia e calore dai rifiuti.

La sindaca Raggi non vuole i termovalorizzatori e non li vuole neanche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, il quale ha chiuso uno dei due termovalorizzatori laziali.

Insomma, Raggi-Zingaretti a braccetto con il finale che vediamo a Roma: la monnezza.

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