Umbria, regno delle serrande chiuse e delle famiglie povere ( 14% )

BankItalia, crollano export ed investimenti. Eurostat, maglia nera Ue per Pil, infrastrutture e sanità.

di Angelo Pennacchioni

Nel primo giorno effettivo di lavoro la neo Governatrice dell’Umbria Donatella Tesei, si è trovata sul tavolo due memorandum urgenti sullo stato di salute dell’economia regionale.

Il primo spedito giorni fa da BankItalia ed il secondo dal Convegno Eurostat regional yearbook 2018.

Due fotografie della Regione che non somigliano affatto a quella offerta alla Tesei da Fabio Paparelli, il Facente funzioni Governatore, durante la cerimonia di consegna della “Casa”:

“ Nel rivolgere alla neo presidente della nostra regione, il mio augurio sincero di buon lavoro, vorrei ricordare che tra pochi mesi questa istituzione compirà cinquanta anni di vita. Sono stati decenni in cui l’Umbria ha conosciuto crescita, sviluppo e benessere….”

Ma Il Centro Studi della Banca d’Italia certifica che negli ultimi sei mesi “… dalla fase stagnante degli ultimi anni si è passati ad un evidente ( ulteriore ndr ) rallentamento dovuto alla diminuzione degli investimenti ed al crollo dell’export nel manifatturiero, che nel giro di appena un anno è passato dall’8.7% fino all’1,8% della produzione.

“ A giugno i prestiti alle imprese evidenziano un calo del 3,1% su base annua. Sempre robusta la crescita dei finanziamenti alle famiglie, specie per l’elevata richiesta di credito al consumo + 8.4%. Ma il numero delle famiglie povere è arrivato al 14%.”

Questi ed altri fattori dimostrano che le pmi stanno definitivamente mollando ed ecco le serrande dei negozi chiuse, e sbarrati i cancelli dei piazzali di officine e laboratori.

Lo studio di Eurostat ci mostra anch’esso una economia locale in grande affanno. Tanto che l’Umbria, in conseguenza della discesa del Pil regionale, figura all’ultimo posto nella classifica europea.

Aprendo il Convegno Eurostat alla Posta Donini. il professor Massimo Marotta docente al Politecnico della Marche ha, fra l’altro, affermato: “…l’economia umbra è ferma perché le piccole imprese non tirano più” ed ha elencato i dati relativi a Pil, infrastrutture e sanità.

” Partendo da quota 100 per indicare Paese Italia, dal 1995 l’Umbria è scesa dal 99,1% all’83,8 del 2017 retrocedendo la regione dalle più ricche a quelle di transizione del Vecchio Continente”.

Poi una infinità di segnalazioni negative. Dalle infrastrutture stradali e ferroviarie all’aeroporto San Francesco che non riesce a decollare. Anzi con un calo passeggeri del 10% nell’ultimo anno si colloca al 31 posto, peggio dello scalo di Lampedusa. Infine tutto un capitolo a parte per la sanità che, fra l’altro, nell’ultimo biennio ha perso oltre 250 posti letto.

E produce rabbia percorre vie e strade dove, appesi a serrande chiuse o cancelli sbarrati, troneggiano cartelli  VENDESI O AFFITTASI. PER CESSATA ATTIVITA’.

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