Spunta l’ipotesi Draghi al Governo

L’ex governatore della Bce sarebbe il candidato premier ideale per uscire dall’emergenza con il sostegno di tutte (o quasi) le forze politiche.

I rumors e le indiscrezioni si rincorrono da diverse ore, ma a rompere il ghiaccio lanciando pubblicamente il nome del premier destinato a succedere a Giuseppe Conte è l’ex primo ministro Mario Monti, che ha già traghettato il Paese durante la faticosa crisi del 2011-2012 ed è stato interpellato come la persona più adatta a indicare una via d’uscita dall’emergenza Coronavirus.

Monti propone una soluzione che va oltre la politica e formula così la sua proposta: “Ci vuole una personalità fuori dall’agone politico per dirigere uno sforzo comune di questo genere, il nome di Mario Draghi è sicuramente un nome molto eccellente per guidare un eventuale governo cosiddetto di salute pubblica”, ha affermato oggi ai microfoni di Sky Tg 24.

La proposta trova terreno fertile perché le attuali opposizioni all’attuale governo Conte sembrano già propense ad accettarla: il leader della Lega Matteo Salvini proprio questa mattina, dalle colonne del quotidiano ‘La Stampa’, a una precisa domanda dell’intervistatore che gli chiedeva se fosse disponibile ad appoggiare un governo guidato da Draghi ha risposto così: “Ogni volta che parlo di governo qualcuno mi attacca. Non faccio nomi. Ma ho molte idee da mettere a disposizione. Anche di quelli che ci danno degli sciacalli. A me importa solo una cosa: avere la coscienza pulita con mio figlio”.

Conoscendo il Capitano, si sa che quando vuol dire un no non ha problemi a farlo; perciò una sia risposta così “morbida” suona come un via libera a procedere in questa direzione. Di questi tempi, poi, la “non opposizione” vale tanto quanto un aperto consenso, perché tutte le forze politiche sono consapevoli che per ricostruire il tessuto economico del Paese sconvolto dall’epidemia Covid-19 che ha paralizzato la produzione e i consumi serve un governo di larghe intese, sostenuto da un’ampia maggioranza; anche per condividere – e sopportare tutti insieme – il peso di eventuali scelte impopolari ma necessarie come “medicina”.

Gli italiani sono ben abituati a queste “ricette” e ne è consapevole anche l’ex premier Mario Monti, che ricorda oggi come “Siamo venuti fuori dalla crisi del 2011/2012 perché tutti i partiti presenti in Parlamento (il M5S non era c’era ancora), ad eccezione della Lega hanno accettato di mettere l’interesse del Paese davanti ai propri interessi elettorali. In questo modo hanno approvato provvedimenti, che poi avranno anche rinnegato, che hanno permesso all’Italia di salvarsi”.

Però adesso il Movimento 5 Stelle replica duramente a ogni ipotesi di cambio governo in corsa: “L’attuale governo ha la piena fiducia del Movimento e così anche il presidente Conte, il quale sta gestendo con capacità e determinazione una situazione senza precedenti”, dicono i pentastellati in una nota, mostrando di voler continuare a puntare tutto su Conte in questa fase.

“Il presidente del Consiglio è per noi una figura di garanzia, alla guida di un esecutivo che sta lavorando compatto e in sintonia con un unico obiettivo: aiutare il nostro Paese a uscire dalla crisi per consentirci di rialzarci e tornare a correre. Altri nomi fatti circolare per la guida di Palazzo Chigi, come quello del Governatore Mario Draghi, per noi non sono neppure ipotizzabili”, prosegue il M5S.

Ma stranamente è l’unico a reagire. Proposta respinta a causa di questo isolato no, che però proviene dal partito che detiene il 32% dei seggi nell’attuale Parlamento? Non è affatto detto, perché, al di là delle opinioni e degli orientamenti, si profila per tutti la necessità di una manovra finanziaria straordinaria, pensata ad hoc per sconfiggere la crisi e garantire la ripresa.

Le risorse da stanziare saranno sicuramente molto di più dei 25 miliardi già messi in campo con il decreto Cura Italia, e lo stesso ministro dell’Economia Gualtieri ha preannunciato che entro aprile sarà varato un nuovo decreto straordinario per aprire la fase 2: dopo la cura, occorre la (ri)crescita. “Bisognerà prepararsi a una manovra shock , che non si potrà fare senza un patto nazionale”, ha detto apertamente Gualtieri, che è anche un autorevole esponente dem. Un’affermazione così chiara che rivela bene quale sia la posizione del Pd sull’argomento.

C’è infine un ulteriore vantaggio, innegabile da tutti, che fa propendere la scelta a favore di Draghi: nel momento di avviare le trattative con l’Europa per ottenere gli aiuti necessari in favore dell’Italia, egli avrebbe un peso imbattibile da chiunque altro, per la considerazione di cui gode dopo gli otto anni alla guida della Bce, la Banca Centrale Europea che con la sua direzione ha rappresentato un momento di coesione delle istituzioni di Bruxelles che oggi sembra mancare.

Draghi, insomma, è apprezzato dovunque si guardi e sembra proprio “l’uomo che ci vuole” in questo momento. E qui si spiegherebbero le ulteriori dichiarazioni di Salvini secondo cui serve “il meglio alla guida del Paese in questa fase delicata”. Così sul nome di Mario Draghi tutti i partiti potrebbero presto convergere in nome della sempre invocata (ma finora poco praticata) “responsabilità nazionale”, con il vantaggio di affidarsi a una guida autorevole in un momento delicato e in una fase in cui nuove elezioni sono impossibili nei prossimi mesi.

Con Draghi alla guida del governo, infine, nessun partito potrebbe essere accusato di inciucio o di manovre di palazzo. Questo renderebbe concretamente praticabile sin da adesso un governo di scopo, sostenuto da tutte le forze politiche e ovviamente con mandato limitato, un orizzonte temporale di circa un anno fino alle prossime elezioni da tenersi nella primavera del 2021.

Del resto Draghi non può suscitare gelosie e avversità nei vari leader: non è un loro competitor diretto, ma un futuro candidato al Quirinale, nel 2022, quando scadrà il mandato di Sergio Mattarella. E anche qui la storia insegna: negli anni Novanta a guidare l’Italia durante un’altra grave crisi economica fu chiamato Carlo Azeglio Ciampi, anche lui proveniente dalla Banca d’Italia, e che pochi anni dopo sarebbe divenuto presidente della Repubblica.

Fonte: la legge per tutti

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