Da Roma caput mundi, all’Italietta serva della gleba dell’Europa, grazie a Prodi

di Roberto Casalena

C’era un volta Roma, caput mundi, ed il suo impero. E le sue opere murarie  ancora resistono al tempo dopo oltre 2.000 anni, mentre oggi, con tutte le tecnologie esistenti crollano i ponti dopo 70 anni ed anche prima. Per non parlare degli acquedotti, che oggi i nostri, invece, perdono il 40% nel percorso, fino a destinazione degli utenti.

Gli anni 60 sono stati quelli del boom economico, della dolce vita, dello sviluppo industriale e delle costruzioni, sia pubbliche che private.

Oggi, tale sviluppo ce lo sognamo di notte. Disoccupazione fuori controllo, e giovani senza avvenire.

Poi, si è giunti a Prodi ed all’Euro, senza però un’Europa federata, come gli Usa, cioè un tetto galleggiante senza muri maestri che lo sorreggano, e dunque in balia di qualsiasi colpo di vento.

E così, con il concambio della Lira con l’Euro, gli stipendi si sono dimezzati di colpo, con le ferree regole imposte dalla UE che hanno finito di strozzare sviluppo ed occupazione, mentre altri paesi, soprattutto quelli del Nord sono cresciuti ed hanno sviluppato benessere. E così il Belpaese è caduto in povertà. Ed è ancor più drammatico che ancora oggi Prodi lo facciano parlare sui media. Vergogna.

E la povertà è musica per le orecchie dalle Chiesa, che così tenta di mettere ancora nel suo recinto altre pecorelle smarrite. I creduloni di turno.

Però la Chiesa è costretta ad andare a cercare di rinvigorire la sua ciurma di prelati nei paesi più poveri, perché in Italia nessuno vuole più andare a fare il prete. E dopo gli anni della depressione causata dai titoli spazzatura delle banche americane, l’Italia non si è più ripresa.

Solo tasse e tartassati e governi ladroni.

Ed infine, il colpo di coda finale, il corona virus, che ha finito di gambizzare anche l’altra gamba  su cui provava a reggersi il paese, cioè le Pmi e le imprese in generale, mentre però i grandi della politica rimangono seduti su poltrone da 20.000 euro al mese, solo per farneticare. Altro  che per il bene del Paese!!

Ed in questo scenario apocalittico si è avuta anche la iattura di avere un governo Conte, sostenuto da forze più legate alle poltrone che al benessere del popolo.

Un Conte che si pavoneggia,  almeno una volta alla settimana, in Tv o con interviste, che promette, promette, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Tant’è che lor signori, Pd e M5S se ne guardano bene di tornare ad elezioni. Sparirebbero. E dato che lo sanno, provano a restare sulle loro comode e ricche poltrone, in barba agli imbecilli che li hanno votati. E così si procede con gli oboli che spesso neanche giungono in tempo. Solo fumo negli occhi per coloro che li hanno votati.

Dunque, cos’altro ci attende dietro l’angolo, dopo gli oltre 31.000 morti, e 160 medici e circa 50 infermieri lasciati sul terreno di guerra del corona virus, per la totale mancanza di prevenzione di un governo miope?

E già, perché Conte, in una delle sue tante apparizioni pavoneggianti, quando il virus colpiva la Cina, se ne uscì dicendo che da noi non c’erano problemi. E poi si è visto come è andata. Niente mascherine, niente respiratori, niente di niente. Solo “bullonate”.

Il Paese, purtroppo, è in mano ad una manica di Pavoni, piuttosto che a persone sagge in grado di pensare veramente al bene del paese.

E quando ci saranno, finalmente, nuove elezioni si vedrà che fine faranno i partiti e movimenti che hanno sostenuto il governo Conte. Ridotti al nulla, con il piattino in mano a chiedere l’elemosina. E sarebbe il minimo auspicabile.

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