La bella architettura è arte ,desta emozioni, comunica significati, evoca memorie, desta meraviglia
Gli architetti di oggi,suggestionati dal successo soprattutto economico delle Archistars pensano, che l ‘Architettura debba stupire.

Prof. Rodolfo Violo
Di Rodolfo Violo (prof. Di Architettura presso Università ” La Sapienza”, Roma)
L’architettura
è divenuto affare prima che arte. Alcuni pensano che
l’architettura contemporanea non debba essere in armonia con il
contesto ne che debba soddisfare le aspettative di chi ne fruisce.
L’architettura delle archistars è autoreferente, celebra se stessa
non ha nessun rapporto
con l a storia. Può essere perció anche
in antitesi con quanto sta negli stereotipi e indipendente dalla
funzione e perciò dal tipo e dalla tipologia quella che si insegnava
nei manuali dei caratteri distributivi degli edifici roba vecchia
che risale a Vitruvio. Alcuni pensano che l’ Architettura debba
evolversi rispetto alle tipologie della tradizione passata. Questa
evoluzione potrebbe essere probabile consequenza dei condizionamenti
delle mutazioni sociali ed economiche e dei portati della
tecnologia ,Tuttavia un cambiamento radicale dei tipi edilizi ed
uno stravolgimento dei tessuti urbani non è affatto auspicabile per
la conservazione dei quartieri storici delle nostre cittá antiche.
Tuttavia a seconda della destinazione d‘uso degli edifici deve
essere anche onesta nel senso che quando deve assolvere alle
necessità del vivere ,deve rispondere a reali esigenze funzionali e
di efficienza di solidità e di estetica
Questi erano i principi
già codificati da Marco Vitruvio Pollione Il quale nei dieci libri
dell’Architettura scrisse :
«Haec autem ita fieri debent, ut
habeatur ratio firmitatis ,utilitatis, venustatis “
«In
tutte queste cose che si hanno da fare devesi avere per scopo ( ratio
) la solidità, l’utilità, e la bellezza “. In Italia tranne
rare eccezioni l’Architettura Urbana non evolve perché è bloccata
dal potere della burocrazia e dalla corruzione. Sono decenni che non
si fanno liberi concorsi a cui possano accedere i giovani architetti
urbanisti e paesaggisti. Si sono chiamate a progettare per le opere
più importanti le cosiddette Archistars. Quasi sempre le loro
opere sono state un flop.
Queste figure di architetti super
sono state gonfiate dalle riviste di architettura internazionali
che in gran parte sono autofinanziate da loro stessi. Questo
meccanismo si muove a dimensione
globale sulla scia di quanto
avviene nel mondo dello spettacolo dello sport, della moda,
televisione e multi media , muovono grazie alla pubblicità enormi
somme di denaro.
Le Archistars fanno parte di questo meccanismo
ingannevole, vengono chiamati per consentire flussi di danaro
altrimenti ingiustificabili e per eludere gare, appalti e concorsi.
Sicuramente tanti giovani architetti saprebbero progettare molto
meglio di loro che di qualsiasi regola se ne fregano ampiamente. A
che pro educare i giovani agli insegnamenti dei maestri e dal
rispetto delle regole quando un cialtrone come Fuksas con uno
scarabocchio disegnato quando era un po’ fuori ha bruciato in un
opera inutile cinquecento milioni di Euro. Si è trovato un modo
evitando gare e concorsi, per far elevare i costi di produzione
delle piu importanti opere pubbliche: musei, suditorium quartieri
fieristici, centri congressi, stadi stazioni ferroviarie e altre
opere pubbliche senza controlli.
Soprattutto nell’ arte è
necessario tornare ai valori che sono più radicati in tutto ció che
è più naturale e più vero. Quindi, occorre tornare all’ impiego di
materiali tradizionali non artificiali : il legno ,la pietra ,il
ferro, il vetro.
La conoscenza e il miglior uso di questi
materiali si è avuto nel Liberty e nell’ art decó, ma la vera
scuola delle arti moderne è stato il Bauhaus. Ma Walter Gropius e
Mies van der Rohe delle regole non dico che avessero.
L’ossessione
ma con grande scrupolo seguivano le regole dei loro manifesti il
Bauhaus fondato a Weimar nel 1919 all’indomani della guerra persa
dalla Germania secondo Nicola Pevsner costituiva la tappa supremadi
quel ciclo unitario che era stato inaugurato da William Morris con il
movimento inglese delle Arts and Krafts.
