Dal comunismo, al socialismo, all’armata Brancaleone del Pd

Di Rodolfo Violo

Il comunismo,(termine derivato dal latino commūnis («comune», «pubblico» e «che appartiene a tutti», ma anche «neutrale», «imparziale» e «equilibrato»),
è un insieme di idee economiche, sociali e politiche accomunate dalla prospettiva di una stratificazione sociale egualitaria e che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l’organizzazione collettiva del lavoro, spesso affiancando a questi fondamenti anche opzioni internazionaliste.

Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati sinonimi e pertanto intercambiabili.

Nell’opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisione tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo.

Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica volendosi basare su fatti e leggi, e non su idee od utopie.

Scrivono infatti nel Manifesto
Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti  di  fatto di un esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi»
(Karl Marx e Friedrich Engels)



Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla non falsificabilità delle teorie marxiste.In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l’Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un avanzato programma di riforme. Questi ultimi possono rimanere nell’alveo della società capitalistica senza proporsi l’obiettivo di una trasformazione socialista della società oppure promuovere leggi volte a cambiare il sistema sociale da capitalista a socialista.

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