L’Italia potrebbe liberarsi dal pericolo del debito estero<.

Si tratta di una possibilità  che se bene preparata  farebbe uscire l’ Italia dalle turbolenze finanziarie che periodicamente attentano l’ economia del nostro Paese

di Alberto Zei

Una decisione da prendere – Sarebbe ora il momento favorevole di uscire dalla vessazione debitoria che la UE  può rappresentare nel caso probabile che, come avvenuto nel passato, la BCE intenda ora non rinnovare alla scadenza le obbligazioni da capogiro assunte dall’Italia come debito sovrano. Obbligazioni e altri titoli che hanno ormai raggiunto la cifra di oltre 2.700 miliardi. In teoria, se tutto procedesse senza strappi, potrebbe anche ulteriormente aumentare il debito pubblico. Ci sono infatti tutte le giustificazioni determinate dalla contingenza di una situazione a cui l’Italia deve far fronte anche per mantenere la pace sociale. Ma fino a quando?

Vi è invece, vista l’altra faccia della medaglia,  la necessità sempre più pressante di non arrivare alla soglia del baratro debitorio,  sperando e sperando che le cose migliorino (come?).  Nell’interesse generale del Paese lo Stato dovrebbe  comprare il debito pubblico con l’ estero, avendo la possibilità di farlo. Questo soprattutto per scongiurare il pericolo sempre più incombente  di pesanti speculazioni sull’esposizione finanziaria  italiana all’estero.  Verrà subito in mente quando si parla, che a parole la soluzione del problema si trova sempre. Resta poi nella realtà dei fatti il modo corretto possibile e conveniente di applicare le buone intenzioni.  Questo è vero ma è altrettanto vero anche se molti pensano al contrario che l’Italia non ha soverchi problemi di sostenibilità del debito pubblico. Pertanto se gli italiani di oggi e di domani vorranno essere liberi e indipendenti dalle strettoie finanziarie dei nostri creditori, così come chiaramente intendono adesso essere indipendenti dalle risorse energetiche, questo è il momento di iniziare a creare le premesse della trasformazione.

L’Italia si trova finora nelle favorevoli condizioni di poter far forza sulle proprie risorse patrimoniali per acquistare progressivamente il proprio debito internazionale In tal modo potrà annullare  il rischio  della  ricorrente ritorsione finanziaria capace di condizionare pesantemente  le decisioni del  governo e di appesantire il debito del nostro Paese.

Il disastro del 1992  – Si ricorda a proposito di rischi quando questi si trasformano in certezze di danno che la speculazione internazionale come ad esempio quella rappresentata dall’attacco speculativo di Saros  pesantemente subito dall’Italia nel 1992, costrinse l’allora presidente del Consiglio, Amato,   ad un prelievo forzato del sei×mille sui conti correnti degli italiani. Ma questa azione di prelievo forzato non bastò. Soros infatti avendo ricevuto informazioni che la Bundesbank non avrebbe sostenuto oltre la lira che aveva acquistato, vende lire allo scoperto acquistando con queste 10 miliardi di dollari. Poiché in questi casi la lira era considerata rispetto al dollaro moneta debole, la banca tedesca e le altre banche soprattutto europee furono costrette a convertire la valuta estera italiana in valuta nazionale per mantenere il cambio valutario al valore iniziale.

La lira perse immediatamente il 7% ma nei giorni successivi la perdita arrivò al 30%. A seguito di questo l’Italia fu costretta uscire dalla SME. Non è difficile immaginarsi il caos economico creato da quello finanziario  che sconvolse l’Italia in quegli anni. Dopo di che per rientrare Presidente  del Consiglio pro tempore, Amato dovette ricorrere alla svalutazione della lira in  pari percentuale. L’operazione costò allo stato e alle tasche degli italiani quasi 95.000 miliardi di lire. A seguito di questa enorme speculazione che Soros mise in atto a danno dell’Italia lo Stato introdusse da allora l’imposta patrimoniale sulla casa, ora chiamata IMU. Giova ricordare per le dovute considerazioni  che nel 2013 fu attribuito dal nostro Paese il premio letterario Terzani per la pubblicazione dello stesso Soros sulla instabilità finanziaria europea.

Non è certo Soros il primo caso né sarà questi l’ultimo speculatore della posizione debitoria italiana. Si ricorda a tal proposito ancora per la crisi finanziaria di cui fu protagonista l’ Italia del 2011, quando lo spread salì a 575 punti con colpo di grazia al governo in carica attraverso la collocazione allo scoperto soprattutto da parte della Germania di titoli italiani per 7 miliardi di euro. Allora Lagarde era la Direttrice del fondo monetario internazionale mentre ora è addirittura Presidente della BCE in luogo di Draghi.

Comprare il debito – Facile a dirsi compriamo il debito pubblico. L’Italia dove prende i soldi per liberarsi dalla dipendenza finanziaria straniera? Giova comunque ripetere che non si tratta di una questione di principio sovranistico di carattere diciamo, alla francese. Si tratta di una condizione importante necessaria così come in altro campo la stessa Francia si è liberata con l’energia nucleare dalla stretta dipendenza dei carburanti fossili.
L’Italia ha un patrimonio a cui può far ricorso in caso di convenienza per gli interessi che fino adesso vengono devoluti all’estero, che ammonta alla astronomica cifra di 10 miliardi di miliardi di euro: in sintesi 10 trilioni di euro
Ora si deve tener conto che lo Stato mette all’asta i suoi debiti a fronte di interessi da corrispondere alle banche acquirenti soprattutto europee. Ma il criterio adottato per le aste valutarie (e si ha ragione di credere tuttora valido) è quello di aggiudicare all’ offerente la minore percentuale di interessi per ogni spot. Supponiamo che i lotti siano 4 per un certo ammontare di miliardi di euro. Il primo viene aggiudicato supponiamo al 2%; il secondo a 2,5%; il terzo al 3,1% (la difficoltà di collocamento aumenta) e il quarto lotto restante al 4,2%. A questo punto le percentuali degli interessi così prima definite nell’aggiudicazione dei singoli lotti non rimangono tali. L’ Italia li adegua tutti e quattro al tasso di interesse più alto aggiudicato, ossia al 4,2%.
Ma è possibile non pensare che se questo meccanismo fosse proposto per la collocazione sul mercato del debito pubblico italiano non vi sarebbero anche i compratori privati che attraverso le loro banche avrebbero la garanzia di investire con interessi appetibili le loro giacenze improduttive, se non in perdita?
In questo caso non solo verrebbe data ai cittadini italiani la possibilità di incrementare i loro risparmi attraverso investimenti di questo tipo, ma il beneficio che otterrebbe l’Italia dalla circolazione della valuta relativa agli interessi in ambito nazionale per effetto moltiplicatore di Keynes, recupererebbe quattro o cinque volte il valore che diversamente sarebbe disperso all’estero.
Questo significa, facendo un esempio in football, come vincere o perdere per uno a zero. Quel solo punto vale il doppio sul punteggio tra le due squadre. In termini economici il valore degli interessi attribuito agli investitori in Italia o all’estero vale il doppio per la parte a cui è destinato e con effetto contrario per l’altra. In estrema sintesi la somma corrisposta asll’ estero se venisse attribuita agli investitori italiani otterrebbe complessivamente nel medio periodo per l’economia nazionale, ossia per il PIL, in incremento di oltre 200 miliardi di euro. Ecco perché lo Stato dovrebbe favorire l’ acquisto dei titoli anche con incentivi agli investitori italiani.
Nella realtà dobbiamo invece fare affidamento sull’aiuto della BCE, ovviamente con qualche reverente ringraziamento ufficiale per grazia ricevuta di una collocazione sul mercato dei titoli rinnovati con modalità e tassi sopra indicati. E questo sempre e soprattutto che in caso di necessità, i Paesi anche meno ricchi del nostro, possano e vogliano sostenere il nostro debito pubblico senza problemi.

Il prossimo “Soros” – Per quanto tempo una situazione di tal genere potrà andare avanti aspettando il Soros delle occasioni a lui favorevoli nelle quali ha dato ampiamente prova della sua pericolosità. Ma quando periodicamente e in particolare nei momenti di crisi in cui maggiore sarebbe necessaria la disponibilità finanziaria erariale immediata, ecco che allora lo spread si alza raggiungendo valori speculativi sui quali come nel passato, l’abbandono di del sostegno bancario europeo e la speculazione non si sono fatte attendere.

Questo non significa rendere autonomo e sovranista un Paese in modo maggiore di quanto non sono Germania, Francia, USA ed altri Stati del mondo occidentale, ma solo liberarsi da un debito soprattutto estero che ci soffoca quando potrebbe facilmente corrispondere al
tornaconto degli italiani sovvenzionare autonomamente almeno in parte capitali remunerativi altrimenti lasciati all’estero a fondo perduto. Il controvalore degli interessi complessivi che l’Italia paga in un anno ammontano poco meno di 70 miliardi di euro. Si tratta di una bella cifra di cui un terzo finisce all’estero senza alcuna possibilità valutaria di effetti positivi indotti sulla nostra economia; mentre se rimanessero in Italia avrebbero un effetto moltiplicatore (Kaines) di cinque o sei volte il valore nominale. Questo equivarrebbe ad avere sul mercato interno il progressivo recupero dall’ estero della perdita indotta di oltre 100 miliardi di euro e l ‘ incremento progressivo sul PIL di alti 100 miliardi di euro per effetto della diretta circolazione del corrispettivo degli interessi nel mercato italiano.
Sarebbe quindi questo il momento opportuno di prendere in considerazione un’ipotesi di tal genere peraltro non inedita ma da perfezionare e attuare progressivamente.
Quando un progetto è ben preparato supera già prima di iniziare, il 50% delle proprie intrinseche difficoltà.

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