Rivoluzionaria tecnica chirurgica dell’ ernia inguinale a Roma

Intervista esclusiva con il Prof. Francesco Guarnieri in una delle sue più efficienti strutture sanitarie nel campo del trattamento delle ernie inguinali a Roma

di Alberto Zei

Nel tra il verde di Roma Nord sulla sponda destra del Tevere vi è il nuovo quartiere Flaminio che ospita palazzi e palazzine di recente costruzione tra le quali in un oasi ombrosa si cela la Clinica “Ars Medica”:un centro di eccellenza medica dove la scienza e l’innovazione si fondono per cambiare la vita dei pazienti. È qui, nell’atmosfera serena e professionale della clinica del Prof.  Guarnieri che ho avuto il piacere di incontrare il pioniere della chirurgia moderna per l’ernia inguinale. L’ernia inguinale, una condizione dolorosa e debilitante che affligge molti milioni di persone in tutto il mondo, ha da sempre rappresentato una sfida per la comunità medica. Tuttavia, il Prof.  Guarnieri rinomato esperto nel campo della chirurgia addominale, ha sviluppato una tecnica operatoria rivoluzionaria che permette di trasformare radicalmente il modo in cui affrontiamo questa patologia. In rassicurante compagnia delle apparecchiature mediche e dell’odore di disinfettante, mi sono seduto con lui per una conversazione approfondita sulla sua innovativa tecnica chirurgica e sull’impatto che la sua tecnica sta avendo sulla comunità medica e sui pazienti affetti da ernia inguinale.

Egregio Professore, ho appreso in ambito mediatico della sua rivoluzionaria e ormai consolidata innovazione chirurgica del trattamento delle ernie inguinali da lei introdotta che ha catturato l’attenzione della comunità medica, prospettando di trasformare radicalmente la qualità di questo tipo di intervento in Italia e nel mondo. Mi può introdurre l’argomento?

Le ernie inguinali si presentano come protrusioni di tessuto della parete addominale; sono in genere una condizione che richiede comunque interventi chirurgici per prevenire possibili complicazioni. In caso contrario trascurando questa necessità, laddove si manifestano formazioni patologiche più gravi, queste possono trasformarsi in complicazioni di rilievo, come occlusione intestinale o strangolamento dell’ernia che esigono poi, un trattamento chirurgico immediato e più complesso. I trattamenti tradizionali per l’ernia inguinale si caratterizzavano fino agli anni ’90 con cautelativi prolungamenti dei tempi di recupero post-operatorio. Successivamente la laparoscopia e la robotica chirurgica hanno sensibilmente semplificato la metodologia e i risultati immediati di intervento. Si deve infatti dire che queste metodologie hanno finora consentito ai chirurghi di operare attraverso piccole incisioni riducendo notevolmente il trauma chirurgico e i tempi di recupero.

Ma se questi strumenti laparoscopici e robotici hanno così migliorato la facilità di intervento che cosa ha ulteriormente ottimizzato il suo metodo operatorio?

Il mio metodo per ernie inguinali viene chiamato “Pure tessuerepair” (riparazione con solo tessuto biologico), si differenzia soprattutto per il risultato ottenuto ossia, per l’ulteriore vantaggio di un notevole miglioramento della qualità della vita. Si tratta di un vantaggio essenziale per la capacità di limitare il disagio post-operatorio, ossia quello di non potersi muovere con disinvoltura senza praticamente il rischio di recidive. Ciò rappresenta un significativo progresso rispetto alle metodologie tradizionali.

La comunità medica sta abbracciando progressivamente questa innovazione con entusiasmo maper fare un approccio più sicuro ed efficiente al trattamento è importante che ogni innovazione comporti domande e verifiche. Gli esperti stanno attualmente valutando nel lungo termine l’efficacia della sicurezza di questa nuova tecnica, monitorando attentamente i risultati dei pazienti nel corso del tempo.

Ma anche Lei avrà una statistica dei suoi pazienti a fronte degli interventi eseguiti, dei risultati ottenuti e delle eventuali recidive sopraggiunte in modo da poter comparare quantitativamente e qualitativamente vantaggi e svantaggi?

La statistica medica si è finora espressa in modo di per sé eloquente, mettendo in evidenza che a fronte di una recidiva mediamente del 10% degli interventi eseguiti, con latecnica “Pure tessuerepairsu 10.000 operazioni, le complicanze delle recidive si sono ridotte intorno allo 0,5%. Mentre la comunità medica continua a esplorare e raffinare questa mia innovazione, i risultati finora ottenuti sembrano far apparire un nuovo capitolo della chirurgia delle ernie inguinali.

Potrebbe spiegare con qualche parola in più per i lettori interessati questo suo metodo?

Entrando un po’ nel merito degli interventi posso dire di aver ormai introdotto un approccio innovativo mediante l’adozione di una tecnica di ernioautoplastica fisiologica, la quale impiega l’utilizzo di protesi solo nei casi strettamente necessari. Questa tecnica particolarmente indicata per i giovani sportivi e individui in età fertile, riduce significativamente le complicanze associate all’impiego di protesi.

Il principio guida sotteso è quello di intervenire sull’anatomia degli stessi tessuti addominali per ripristinare la fisiologia del canale inguinale differenziandosi pertanto dalle altre metodologie che ricorrono all’utilizzo di reti di contenimento con suture tissutali.

Quel che afferma è strabiliante. Infatti in termini statistici ridurre gli eventi negativi dal 10% allo 0,5% significa ridurre di ben 20 volte la percentuale delle recidive. Ma può spiegare virtù di cosa viene questo salto qualitativo?

Il mio approccio qualitativo nel corso dell’operazione si basa sull’impiego dei tessuti biologici del paziente come “ protesi biologiche “, escludendo pertanto l’utilizzo di reti flessibili convenzionali se non come remota eccezione in funzione dell’entità della protrusione. Si tratta di una scelta che contribuisce in modo sostanziale a ridurre il rischio di recidive. Infatti l’intervento eseguito in anestesia locale con leggera sedazione in sala operatoria, mira al ripristino dei meccanismi muscolari che difendono la regione inguinale, naturalmente vulnerabile a causa della limitata muscolatura di zona. Le complicanze postoperatorie sono un evento raro, confermando l’efficacia e la sicurezza della procedura.

Come avviene il cedimento del tessuto inguinale che dovrebbe sostenere la pressione addominale?

L’ernia si manifesta in corrispondenza delle zone dove la muscolatura cede il passo al tessuto connettivo privo di elasticità e incapace di resistere alla pressione intra-addominale. Tale pressione è esacerbata dalla contrazione vigorosa del tessuto muscolare circostante.

Nel caso di unernia già evidente, la muscolatura della regione inguinale spesso è ipotrofica e la conformazione del canale inguinale subisce alterazioni. L’approccio di questa metodologia rappresenta quindi un significativo progresso nella gestione delle ernie inguinali, fornendo una soluzione che minimizza l’utilizzo di materiali estranei e promuove il ripristino naturale della fisiologia dell’inguine.

Come viene ricostruita la parte lesa per garantire il ripristino della funzione secondo la tecnica delle “Pure TissueRepair” da Lei ideata?

La zona interessata all’intervento è il triangolo inguinale che è sostanzialmente privo di muscolatura. La riparazione di tipo anatomico da me ideata consiste in un rinforzo soprattutto dello spessore del tessuto connettivo effettuato, sovrapponendo i due lembi inguinali allungati per effetto del rigonfiamento causato dalla pressione dell’ernia. Un’altra caratteristica che garantisce lo stabile ricongiungimento biologico del tessuto suturato è quello della modalità dei punti a spirale  che assicurano una tenuta  uniforme in tuttala loro linea. Per quanto riguarda la ricostruzione dell’anello profondonella zona di intervento, situato su un tessuto biologico debole questo risulta quasi sempre seriamente compromesso dall’ ernia. E pertanto di difficoltosa riparazione chirurgica.

Considerata però la sua importanza in quanto proprio attraverso di questo passa il funicolo spermatico nell’uomo e il legamento rotondo nella donna con il “Pure tessuerepairl’ anello, come ho già detto,  viene ricostruito su un tessuto di sicura tenuta.

Lei aveva parlato poco fa, della preferenza di chiudere definitivamente in via chirurgica questo anello in quanto male si presta ad essere riparato a causa della qualità del tessuto di cui è composto. P descrivere ai lettori come è riuscito ad assicurare il passaggio dei funicoli o dei legamenti?

Per superare la difficoltà della ricostruzione anatomica di questo presidio, si opta infatti per la sua chiusura completa, preferendo l’apertura di un nuovo anello situato nello stesso piano ma in una zona più robusta; ciò in quanto il tessuto circostante non è idoneo a garantire la qualità tissutale necessaria per adattamenti fisiologici adeguati durante la modellazione della ricostruzione anatomica. A tale scopo si utilizza la aponeurosi obliqua esterna, un tessuto muscolare e perciò contrattile come supporto per i visceri, fornendo alla zona carente di muscolatura un più  adeguato rafforzamento. Questo espediente conferisce ai pazienti una notevole sicurezza di non incorrere in recidive, oltre ad una maggiore agibilità post-operatoria in virtù della sensibile robustezza del tessuto inguinale e per la quasi totale assenza di recidive, come prima accennato.

Potrebbe esprimere in estrema sintesi il beneficio sostanziale della “Pure TessueRepair” anche sul piano della vita quotidiana, che poi è quella che più interessa, rispetto al risultato del metodo tradizionale di intervento nelle ernie inguinali?

Posso dire che la tecnica chirurgica dell’ernia inguinale da me introdotta e applicata nelle mie cliniche con la combinazione di abilità chirurgiche esperte, rappresenta un notevole passo avanti nella cura e nel benessere dei pazienti. In questo scenario la nuova era della chirurgia dell’ernia inguinale non solo allevia il disagio fisico ma apre la strada ad una migliore qualità della vita per chiunque debba affrontare questa necessità.

Professor Guarnieri, io mi concedo da Lei ringraziandola della disponibilità per questa lunga intervista, così come si conviene quando l’argomento giova essere approfondito nell’interesse della comunità. Il suo metodo potrà essere raccolto dagli interessati tra i tre milioni di cittadini affetti in Italia da questa patologia, che vorranno guardare con gratitudine verso un domani in cui la scienza, la medicina e la tecnologia chirurgica continuerà a definire nuovi standard nella cura della salute umana.

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