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23/01/2017

Poste Italiane fine di un mito. CDP piange. A forte rischio titoli, c/c, e libretti di risparmio


Poste Italiane Spa. Titoli, c/c, e libretti postali a rischio. Con l’ulteriore privatizzazione di Poste Spa da parte della Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Tesoro, con il 60% prevista per quest’anno, la CDP finirà di lasciare il passo alle Fondazioni Bancarie, che attualmente detengono il 30% del capitale  CDP, ma di cui non si sa  non si sa esattamente quante azioni posseggano di Poste Spa. Di fatto, comunque, CDP non controllerà più la maggioranza di Poste, per cui verrà meno la garanzia totale della raccolta effettuata da Poste, attraverso i buoni fruttiferi postali, oltre che sui 252 miliardi di depositi di libretti e conti correnti. Dal che ne discende, per logica, che la liquidità in giacenza nelle Poste potrebbe essere messa a rischio. E mentre i numeri della società sono in calo rispetto al 2014.  Cdp è  entrata nella compagine del fondo Atlante,  che sosterrà gli aumenti di capitale richiesti dalla Bce agli istituti italiani in crisi. Nonostante abbia chiuso il 2015 in rosso per 900 milioni. Il dato è ancora più significativo se confrontato con il risultato del 2014, quando il gruppo era riuscito a realizzare profitti per 2,7 miliardi. La società ha precisato  che la perdita è “riconducibile al risultato d’esercizio di Eni”. Tuttavia gli altri numeri del gruppo non consolano: nel 2015 scendono il patrimonio netto (-4% a 33,6 miliardi) e l’attivo (-1%% a 398 miliardi) con un margine di interesse in calo del 40% a causa dei tassi bassi. Cala anche la liquidità (-6% rispetto ad un anno prima). Segno, insomma, che la Cassa piange. La privatizzazione di Poste Italiane avrà tra le conseguenze il potenziamento della vendita di prodotti finanziari spazzatura da cui sarà opportuno stare alla larga. In particolare verranno proposte molte polizze sulla vita, spacciate come investimenti sicuri, ben sapendo che chi si rivolge in Posta vuole, appunto, avere la certezza che i suoi risparmi non saranno perduti. E grazie ai suoi 13.676 sportelli diffusi sul territorio nazionale insieme con la spinta provocata da premi per i dipendenti più aggressivi, è facile intuire che Poste Italiane diventerà un collocatore di strumenti finanziari che sono destinati a scottare i soldi investiti  per colpa dei costi nascosti di cui c’è abbondanza. Questi aspetti, pur rilevanti, sarebbero ancora insufficiente a spiegare l’importanza del ruolo assunto della Cdp che deriva dalle caratteristiche del suo patrimonio, in origine pubblico ma gestito con criteri privatistici, che afferisce a valore reale, circa 18 miliardi ad attivi di 300 e liquidità fresca drenata dagli sportelli postali di  256, e non a processi di ingegneria finanziaria. L’articolazione interna della Cdp svela il ventaglio impressionante di rami d’attività, oltre alle menzionate reti energetiche, l’immobiliare, gestione e partecipazione processi privatizzazione Fintecna, assicurazioni con Sace, F2, società gestione risparmio,fondo strategico Italia per l’internazionalizzazione, ecc, a loro volta titolari di pacchetti azionari distribuiti, è il caso di dirlo, in ogni dove dai ponteggi Dalmine a porti ed aeroporti alle relazioni con i fondi sovrani del Kuwait e del Qatar.

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