IL PAPA DA ASSISI : “ FRATELLI TUTTI “ LA PROPRIETA’? “ UN BENE UNIVERSALE”.

E’ sufficiente raccogliere le osservazioni della stampa nazionale ed internazionale: l’ultima enciclica del pontefice Bergoglio è infarcita di ideologia ed attacchi politici.

di Angelo Pennacchioni

Roma. 5 ottobre ’20- Ieri mentre da Roma, ospite in Trastevere di un prelato, ascoltavo il Papa che pontificava da Assisi, mi sono tornate in mente le manifestazioni che si tenevano in Umbria nel secolo scorso anni ‘50-’60 all’insegna di: “ La terra ai mezzadri, la terra ai contadini, la terra a chi lavora…bandiera rossa la trionferà ecc. ecc.”
Almeno allora si reclamava un diritto, quasi un esproprio, da parte di chi possedeva le qualità per ottenerlo, il mezzadro, lavoratore primario ed anche fecondo.
Nell’enciclica “ Fratelli tutti” di Papa Francesco si legge, invece, non di un esproprio ma di una subordinazione della proprietà privata come “ destinazione universale dei beni della terra.”.
Dimenticando poi anche il minimo rispetto per la tradizione, la cultura, e la giurisprudenza non solo europea, il Papa se non nega almeno stravolge il concetto di proprietà scrivendo .”: “La tradizione Cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata“. E riconosce “ prioritario e precedente ( il ) diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso“.
E tanto per non dimenticare nessuno, la butta sulla “funzione sociale” quando incalza con la necessità di tutelare “periferie economico-esistenziali“.
Portare aiuti ed incoraggiare i popoli dei Paesi sottosviluppati a crescere nelle terre d’origine sembra al Pontefice un obiettivo non raggiungibile, ed allora: “E’ nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona;…incrementare e semplificare la concessione di visti, aprire corridoi umanitari, offrire un alloggio adeguato e decoroso, garantire la sicurezza e l’accesso ai servizi essenziali; assicurare un’adeguata assistenza consolare“.
Sulla questione della proprietà che non è un diritto intoccabile ho chiesto lumi al mio ospite, il professor Don Gianni Scant : “..ricordiamocelo spesso, ci ha già pensato Papa Ratzinger ha chiarire il sillogisma .” Questa la risposta.

A questo proposito il Santo Padre ricorda che “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata”.
“Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il ‘primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale’, è un diritto naturale, originario e prioritario”, continua l’enciclica.

“Il diritto alla proprietà privata – termina il ragionamento – si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società”.

ma l’elemento più rilevante appare senza dubbi l’approccio che il Papa riserva al concetto di proprietà. Rispetto alla giurisprudenza ed alla tradizione occidentale, che vede la proprietà come un diritto assoluto, Francesco ne sottolinea la “funzione sociale“. In “Fratelli Tutti” si legge infatti

ma l’elemento più rilevante appare senza dubbi l’approccio che il Papa riserva al concetto di proprietà. Rispetto alla giurisprudenza ed alla tradizione occidentale, che vede la proprietà come un diritto assoluto, Francesco ne sottolinea la “funzione sociale“. In “Fratelli Tutti” si legge infatti:
“La tradizione Cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata“. Secondo il Pontefice è fondamentale “il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso“. Un passaggio che sembra destinato a finire al centro delle critiche dalla dottrina ecclesiastica più conservatrice. Non certo una novità per Papa Bergoglio

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