Il Governo Draghi al capolinea? E giorgetti annuncia il de profundis. Si salvi chi può

Generalmente, non credo troppo negli scenari mediatici che descrivono fratture e strappi dentro il governo per quello che riguarda l’esecuzione dei piani di Davos. Abbiamo visto in passato come si sia trattato di meri giochini per accontentare gli oramai sempre più esigui elettori della morente e marcia classe politica della seconda Repubblica nata dal golpe giudiziario di Mani Pulite nel lontano 1992. Questa volta però si ha la netta impressione che le fratture e gli scontri siano reali e non soltanto immaginari come è accaduto in passato. A rendersi conto che ormai li regime di Draghi si sta spingendo ad un passo dal baratro è proprio uno degli interlocutori privilegiati dell’uomo del Britannia, ovvero Giancarlo Giorgetti.

Giorgetti appare perfettamente consapevole che non è più possibile continuare in questa direzione. Sa che il certificato rafforzato per i lavoratori porterebbe alla paralisi della produzione nazionale e ad una ondata enorme di proteste. Sa che il Paese è ormai una pentola a pressione enormemente surriscaldata e qualsiasi ulteriore tentativo di stringere ancora di più il cappio della repressione vaccinale può portare ad un definitivo strappo e ad una rivolta generale contro il regime. Non si contano ormai i commercianti che si rifiutano di chiedere il certificato razziale vaccinale così come sono sempre più numerose le segnalazioni di assenza di controlli sui mezzi pubblici di Roma e Milano.

Allo stesso modo, la rivolta delle forze dell’ordine e delle forze armate inizia a preoccupare seriamente il Viminale che è stato costretto a richiamare in servizio gli uomini in divisa non sierati per assenza di personale.  I poliziotti e i carabinieri non sierati hanno annunciato che scenderanno presto in piazza per manifestare tutto il loro dissenso contro questa deriva autoritaria che li vuole costringere ad eseguire ordini illegittimi. La situazione è letteralmente fuori controllo e Giorgetti lo sa perfettamente. Giorgetti sa che ormai questo regime si sta disgregando e probabilmente inizia già a guardarsi intorno per cercare una via d’uscita. Se persino uno degli uomini più vicini a Draghi come l’eminenza grigia della Lega inizia a tirarsi indietro, allora la situazione deve essere veramente grave. Sono i giorni in cui gli uomini del regime stanno pensando sempre più frequentemente al “si salvi chi può”.

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