Centro studi: Cultura Ambiente e territorio. Politica e societá

di Rodolfo Violo

Correranno tempi difficili per tutti, non solo dal punto di vista economico, ma prima ancora esistenziale, perchè  mancano i punti di riferimento che ci consentono di riconoscere valori condivisi senza i quali non si può far valere  regole etiche e comportamentali. Noi cittadini siamo confusi.
Purtroppo siamo circondati da disordinate manifestazioni che propagandano messaggi di ogni tipo, i quali sono fonte di disorientamento e ulteriore destabilizzazione.
Troppe sono le fenomenologie troppi i sintomi di sommovimenti sociali etnici  ambientali, che sfuggono ad una visione olistica del mondo la cui salvezza ha dimensioni globali.
Diventa difficile fare la sintesi di quanto sta accadendo intorno a noi sulla terra  ma anche di ciò che succede anche in casa nostra ove si litiga dovunque nel Parlamento come anche nei condomini.
Il disorientamento politico degli Italiani, nasce da una generale insicurezza per ciò che li aspetta, in un futuro ove non si vedono ne progresso ne sviluppo.
Non viene ridimensionata la spesa pubblica e non viene dato nessun aiuto alle libere attività produttive. L’impreparazione dei politici rispetto alla contingente situazione porta alla mancanza di azioni adeguate e la mancanza di passione per la politica da parte dei giovani;
ci fa temere che le cose possano andare peggio.

Per ricostruire un Paese allo sfascio servono molti anni di lavoro.
C’è  stata al Governo gente che ha fatto finta che i problemi non esistessero.
La politica resta lontana dalla gente, dal popolo.

Chi è  nel palazzo, lontano dalla vita quotidiana, stenta a capire le radici dei problemi, scambia gli effetti di politiche sbagliate, per condizioni di ingiustizia sociale. E’ spesso annuvolato da una chiave di lettura che non è scientifica ma soltanto ideologica; le ideologie in quanto tali sono in declino perché germe a realtà che non ci sono più, sono pertanto lontane dalla attualità.
Chi è al comando se rincorre utopie e chimere, rischia di portare la nave in un mare flagellato dalle intemperie e dai flutti agitati da Eolo.
I venti sono contrari, i viveri scarsi, la ciurma è affamata, e la terra d’approdo  non si vede ed al comando non c’è, ne Colombo, ne Magellano.
Gli italiani non credono più di tanto alle favole degli imbonitori.
Troppe volte avendo sperato che arrivasse un salvatore della patria che potesse risolvere i problemi, sono rimasti disillusi. Tutti coloro che sono in mare aperto vorrebbero un capitano che portasse il vascello a terra in un riparo sicuro.
Così, i tifosi di una squadra di calcio vorrebbero un centrocampista che faccia goal, assist, che permettano agli attaccanti di mettere il pallone in rete.
Ognuno pensa individualmente alle proprie tasche, ma non sa che se la nave  sulla quale siamo tutti, non seguirà al più presto la rotta giusta verso un porto sicuro, andrà a fondo, o s ‘infrangerà sugli scogli.
Qual è il faro che ci deve guidare? Quello della crescita democratica in Europa che porti ad una unitá compiuta con le stesse leggi, la stessa visione della società, gli stessi valori di libertà, di eguaglianza, di fraternitá.
Una volta ai tempi della ricostruzione post bellica, i nostri governanti potevano sperare negli aiuti degli Stati Uniti, che ci venivano dati perché contrastassimo il pericolo Sovietico nello scacchiere del Mediterraneo.
Alcuni  di contro tradendo la patria in nome dell internazionale socialista ricevevano danaro dalla Russia. Ma oggi siamo vincolati alla nostra Unione Europea. Siamo legati al carro, dobbiamo sperare soltanto nella solidarietà dei Paesi che ne fanno parte, e in una crescita comune che ha ancora molti ostacoli sul piano culturale, oltre che storico sociologico economico.
La politica tradizionale sta dando segni di debolezza. 
I partiti con i loro riti e le loro gerarchie si sono sfaldati, non rispondono più all’evolversi delle forme di comunicazione che oramai appartengono ai giovani.
Non è un caso che i ragazzi aderiscano a movimenti nati via internet.
Ma attenzione, la storia ci insegna che quando si crea un vuoto nella dialettica democratica, regimi autoritari facilmente possono costituirsi e prendere il sopravvento.
Questo è il vero rischio che stiamo correndo. 
Nella storia della lotta per la democrazia, due sono stati i momenti più tragici,  l’ uccisione di Giacomo Matteottti da parte dei fascisti e l’ uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.
Certo di martiri ce ne sono stati tanti altri: Dalla Chiesa,Falcone, Borsellino,  Bachelet. Per fortuna ora sembra che questi pericoli e questi incubi appartengano ad un passato lontano. Ma non illudiamoci.

Non possiamo abbassare la guardia, abbiamo altri pericoli che incombono con la globalizzazione, la Jiad, il terrorismo islamico, l’ immigrazione clandestina, l’ economia globalizzata che ci toglie la libertà.
È necessario impegnarsi affinché si ricrei una comunitá di persone che si trovino unite da un comune sentire.

Creare un gruppo coeso di gente che ha delle affinità è possibile soprattutto per chi è accomunati da una fede, molto più difficile è tenere in piedi una coalizione  coesa di gruppi,di movimenti e di partiti che possa democraticamente guidare un Paese .E’ necessario un grande lavoro.
Nel cogliere i motivi del disagio e della sofferenza delle persone non basta trovare soluzioni improvvisate. 
La ricerca degli antidoti comporta anche una valutazione delle risorse necessarie. L’ obiettivo primario è quello di aumentare il Pil della Nazione,
la cura principale deve essere verso quelle azioni che servano a salvaguardare  l’ambiente e la qualità della vita. 
Bisogna concentrare gli investimenti su infrastrutture e servizi. Solo così i posti di lavoro saranno creati in concorrenza con il libero mercato mondiale.
Se la ricchezza complessiva del Paese non aumenta è impensabile aumentare l’ occupazione. Sono infatti soprattutto il lavoro ed un maggiore livello di produttivitá che a loro volta, farebbero alzare il PIL. 
Dobbiamo fare i conti con il fatto di essere un Paese che non ha materie prime. Le nostre risorse sono: la bellezza dei paesaggi, i beni culturali ed il turismo, che si può organizzare intorno a tali risorse. Noi non ritorneremo più alla catena di montaggio, ci sono i robot e i computer che li dirigono, ma ció vuol dire che avremo a che fare con altri strumenti, con tecnologie più avanzate, e avremo altri problemi da risolvere, soprattutto sul piano della formazione.
Sicuramente per tutti coloro che sono liberali e non credono nello statalismo, è  importante rilanciare il lavoro autonomo e la libera iniziativa. La sensazione è che non possa esistere un obiettivo comune con coloro che credono di risolvere la crisi con l’assistenzialismo, assume particolare importanza essere convinti che  diminuendo le tasse e riducendo i vincoli burocratici, si stia lavorando per un bene comune.
Questa consapevolezza costituisce per tutti un valore aggiunto che va a supportare i valori in cui crediamo e che dobbiamo cercare di difendere.
Dobbiamo potenziare i nostri mezzi di comunicazione, lavorando ad un progetto che abbia una logica razionale e costruttiva. 
Primo obiettivo di questo progetto è la ricerca di antidoti alla crisi che ci attanaglia. Non basta dire che bisogna creare lavoro e occupazione, bisogna anche capire che cosa sta avvenendo intorno a noi sul globo terrestre. Siamo trascinati da fenomeni che hanno una dimensione globale e che travalicano ogni frontiera.
C’è un mondo che è stato fino a ieri imperialista e che ha perso i suoi eserciti e le sue flotte, che oggi vorrebbe controllare i mercati attraverso la finanza e il controllo dell’ informazione.

C’ è un altro mondo che vive nella fame e nella sofferenza tra epidemie, carestie e guerre, e che pensa che i Paesi più evoluti siano un Eldorado.

Noi porta del Mediterraneo, siamo destinati ad essere la battigia, ove si abbatte una onda d’ immigrazione che continua a divenire più alta e che rischia di diventare uno tsunami; il problema può essere risolto solo con una grande strategia di costruzione della libertá, della giustizia e della pace in tutti i Paesi  dove non c’ è. Non servono a questa strategia, sussidi, ma forti investimenti, per creare infrastrutture e per fondare i presupposti di una crescita economica e sociale dei Paesi più poveri, ove serve soprattutto formazione e istruzione.
Dobbiamo ricostruire Paesi che sono arretrati economicamente, non per mancanza di risorse, ma per rapine che perdurano da cinque secoli da parte dei conquistatori spagnoli inglesi olandesi francesi. Nel frattempo anche il nostro Paese dall Unità d’ Italia ad oggi, ha perso l’ occasione di far decollare il nostro sud, di strapparlo alle mafie, alle camorre ed all’ ndrangheta. Sono venuti meno i valori etici. Non ci siamo preoccupati abbastanza dell’ uccisione di Mattei, nè di quella di Calvi, nè di quella di Moro. La lotta al terrorismo! La crisi economica, i problemi dell’ immigrazione, hanno distratto il Paese dall’ educazione dei giovani.
Il post sessantotto ha negato il merito ed ha attentato alle istituzioni. Questa negazione ha spinto verso il basso, il livello culturale medio, ed ha di fatto mortificato la cultura e la ricerca scientifica. 
Le logiche populistiche hanno prodotto un impoverimento del
Paese. La situazione contingente non si risana con l’ assistenzialismo.  Soprattutto per i giovani il Paese non assicura lavoro, ne promette sicurezze.  Gli italiani devono rendersi conto che non si possono trovare soluzioni facili a problemi che ci trasciniamo da decenni. D’altra parte le forze politiche si devono rendere conto che la gente non puó vedersi ogni giorno privata di qualche diritto, compreso quello di voto.
Parimenti non ne può più di pagare tasse altissime senza avere in cambio alcun vantaggio.

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